Dismember – Recensione: Dismember

Suonano alla stessa maniera da vent’anni i Dismember. Potenzialmente c’è di che annoiarsi, ma in un modo o nell’altro la band riesce sempre a cavar fuori nuove composizioni in grado di trasmettere il giusto feeling. Da veri capostipiti del death made in Scandinavia i nostri non hanno mai ceduto a tentazioni varie, probabilmente consci che la loro identità rimane tra queste note e che lontano da certi schemi non saprebbero che pesci pigliare. Una formula apparentemente semplice la loro che però nessuno è mai riuscito a riprodurre con la stessa intensità e che garantisce ancora una volta ai fan 42 minuti in mortifera compagnia, da passare allegramente tra riff dall’accordatura infernale e le riconoscibili vocals gutturali di Matti Karki. Assolutamente in linea con il passato anche le ritmiche; quasi non ci si accorge dell’importante mutamento avvenuto recentemente con l’abbandono dello storico drummer Fred Etsby. Da manuale anche il suono, sempre sintonizzato sull’impasto grasso e oscuro che rappresenta il tardemark del sound di Stoccolma. Ad essere sorprendente è solo la qualità delle canzoni; era infatti dai tempi dei primi album che la band non metteva un numero così elevato di composizioni riuscite su un solo album. Praticamente non ci sono riempitivi, con brani scorrevoli e diretti, altri più rallentati e costruiti e qualche sporadica melodia di derivazione classic metal (Iron Maiden onnipresenti come influenza nel caso). Quello che cercate è quello che troverete. Una garanzia per chi li ama, una condanna per chi li odia.

Voto recensore
8
Etichetta: Regain / Self

Anno: 2008

Tracklist: 01. Death Conquers All
02. Europa Burns
03. Under A Bloodred Sky
04. The Hills Have Eyes
05. Legion
06. Tide of Blood
07. Combat Fatigue
08. No Honour In Death
09. To End It All
10. Dark Depth
11. Black Sun

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Dismember: Live Report della data di Prato

Finalmente riesco a vedere i Dismember in Italia… Per varie traversie (un paio di volte trattenuti alla dogana, un’altra per problemi di management e via scorrendo) non ero mai riuscito in quest’impresa ma, grazie alla perseveranza dello staff del Siddharta che li ha fortemente voluti, eccoci a raccontarvi una delle rarissime esibizioni della blasonata band di Stoccolma in terra italica. La serata comincia con un certo ritardo e questo inficia sulla durata delle esibizioni dei gruppi spalla, rappresentati da Infernal Poetry e Captivus Diaboli. Iniziano quest’ultimi che hanno a disposizione una ventina di minuti nei quali concentrano il loro infervorato death tecnico che mi ha fatto tornare alla mente gruppi come Sadist e Nocturnus con qualche spruzzata di melodic-death made in Goteborg ed infine una shakerata di tastiere Dimmu Borgir-oriented. Il sestetto napoletano è ancora acerbo e il debut album ‘The Colours Of Silence’ ne è testimone, ma gli intenti sono veramente interessanti e ne aspettiamo gli sviluppi, specialmente per le trame tastieristiche. Più compatti e rodati nella dimensione live appaiono gli Infernal Poetry che in trenta minuti scarsi ci propongono una manciata di track per lo più estratte dal debut ‘Not Light But Rather Visibile Darkness’ e presentandone due nuove, contenute nello split mini-CD con i Dark Lunacy ‘Twice’. Sono quest’ultime a colpire nel segno: melodiche, tecniche ma non lasciando in un cantuccio l’impatto, l’arma nucleare della band. Certo, a tratti somigliano anche troppo ai primi Dark Tranquillity/In Flames, ma con un paio di accorgimenti potrebbero diventare una delle new sensation italiane. Da tenere d’occhio. Intanto il locale si è gradualmente riempito e l’audience comincia ad invocare il nome degli headliner, non appena il gruppo marchigiano ha eseguito l’ultima nota del live-set.

Ed ecco arrivare, dopo una spasmodica attesa, gli ex-Dismemberized, (pochi sanno infatti che questo era il primo monicker della band, il cui logo era stato disegnato niente meno che da sir Nicke Andersson degli Entombed: il logo però non entrava nel demo, indi per cui ne fu tagliata l’ultima parte, trasformando il tutto in Dismember) gruppo fondamentale per lo sviluppo della scena death made in Stockholm. Nella formazione vediamo con piacere in rientro del bassista Richard Cabeza, e notiamo subito la mancanza del chitarrista Magnus Sahlgren, sostituito da un session. Problemi di mixer si ripercuotono sull’esecuzione delle prime due canzoni ‘ Dismembered’ e ‘Soon To Be Dead’, entrambe estratte dal fenomenale debutto ‘Like An Ever Flowing Scream’, il problema tecnico viene risolto ed è da qui in avanti che comincia il vero concerto: sound veramente low e minimale, come nella pura tradizione Dismember. Arriva la rolleggiante ‘Casket Garden’, il cui chorus viene urlato dalla bolgia rutilante che si è venuta a creare in mezzo alla pista del Siddharta. Si prosegue con la preziosa opener del penultimo lavoro, appropriatamente denominato ‘Death Metal’, 4/4 martellante e fluidi fraseggi melodici, sovrastati d alla chitarra crushing di David Blomqvist, ‘Of Fire’ risulterà una delle preferite dal pubblico. Si ritorna al debutto con la hardcore/punk oriented ‘Bleed For Me’ strillata dal corpulento frontman Matti Karki, passando per la splendida ed entombediana (Clandestine-era) ‘ Skinfather’, estratta dal secondo opus degli svedesi ‘Indecent & Oscene’: la serata volge ad essere estremamente rovente, e non solo per il clima afoso… Si ritorna temporaneamente alla calma (si fa per dire) con la potentissima e cadenzata opener di ‘Massive Killing Capacity’, ‘I Saw Them Die’ , per poi tornare a folli velocità con la raggelante ‘Misanthropic’, Fred Estby non sbaglia un colpo percuotendo violentemente il drum-kit. Esilaranti le frasi di Matti prima della scheggia impazzita di appena due minuti ‘Skin Her Alive’: “Are You Drunk? Do you like to fuck when you’re drunk? Fuckin’ not being sober is better!” . Dopo la parentesi satirica si riprende con le esecuzioni pressoché perfette di ‘Bred For War’ e ‘In Death’s Sleep’ per arrivare a raschiare il fondo del barile della potenza con ‘Hate Campaign’ unico estratto dall’ultimo album degli scandinavi, forse il più debole della discografia dei nostri: questa piece de resistance mette clamorosamente knock out gli spettatori delle prime file, con il suo finale estremamente sinistro e doomeggiante. Sembra finita, ma dopo un mini-break i death metal gods tornano sul palco per il bis con la conclusiva ‘Dreaming In Red’,dominata da un lampante retrogusto melodico che compare all’inizio ed alla fine della traccia, riprendendo l’ agonizzante incedere della precedente canzone, suggellando la fine di un grande concerto. Alla fine del live-set scambiamo due rapide chiacchiere con Fred Estby, che così commenta: “Il pubblico italiano è uno tra i più infuocati, ci siamo spaccati in quattro per loro, se lo meritano. Speriamo di non aspettare così tanto tempo per ritornare da queste parti, abbiamo scoperto di avere un’infinità di fan desiderosi di ascoltare i Dismember e il death in generale”. Sulle future mosse della band rassicura: “Siamo in fase di composizione, tutto procede per il meglio… preparatevi ad una vera e propria bomba!”. Su questo non avevamo alcun dubbio, caro Fred…

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