Opprobrium – Recensione: Discerning Forces

Gli Opprobrium non sono altro che la reincarnazione dei deathsters statunitensi Incubus, che hanno deciso di adottare un nuovo monicker probabilmente per problemi di omonimia. I nostri propongono un death metal vecchio stampo, fatto di molti cambi di tempo e mille riff per ogni brano. Già, il problema è che questo non basta che comporre dei brani validi e coinvolgenti. I singoli pezzi del disco (lungi dall’essere scadenti in ogni caso) sono difficili da distinguere l’uno dall’altro e i momenti veramente esaltanti all’interno dell’intero album sono pochi e mal distribuiti. Insomma, per capire la differenza tra una band come gli Incubus e una che sa veramente cosa vuol dire comunicare e trasmettere emozioni anche facendo musica violenta e complessa basta andare a riprendersi un disco a caso dei Death: ci si rende subito conto che c’è un abisso. Ripeto, non si può dire che i brani dell’album siano brutti (qualcuno tipo ‘Drowing’; è anche carino), semplicemente dopo averli ascoltati quello che resta è (troppo) poco. C’era veramente bisogno di un album come questo, insomma? No, personalmente non credo proprio. Ridateci i Carcass.

Voto recensore
5
Etichetta: Nuclear Blast/Audioglobe

Anno: 2000

Tracklist: Digitrap / Unclean / Ancient Rebellion / Dark Entanglement / Drowing / Escapism / Merciless Torture / Moments Of Despair / Blood Conflict / Awakening To The Filth

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