Ancestry – Recensione: Discendenze

Gli Ancestry arrivano a questo debutto discografico dopo anni di attività underground che, attraverso alcune registrazioni demo, li ha portati da un inizio carriera più hard all’attuale sound, totalmente devoto al tradizionale prog rock italiano. La band ligure si inserisce nello stesso filone stilistico di band che hanno tentato, alcuni anni fa, di riportare in auge sonorità relegate nell’angolino di una ristretta cerchia di cultori. Mi riferisco ai bravissimi Il Castello Di Atlante, agli A Piedi Nudi oppure ai Divae. Chiaramente la connotazione stilistica di queste band non è assimilabile ai capisaldi di riferimento degli anni ’70 quali Orme, Alphataurus, Metamorfosi o Locanda Delle Fate. I gruppi di tre decadi orsono registrarono i loro album con tecnologie che oggi possiamo considerare preistoriche ed anche l’afflato di cui erano infusi i brani trasmette ancora una dimensione arcaica che le più recenti produzioni prog rock non sono in grado di riprodurre. Il difetto del new prog rock sound italico è soprattutto un manierismo di fondo che porta alla composizioni di brani a volte un po’ prolissi, che evidenziano doti tecniche eccelse, ma anche una freddezza poco incoraggiante. Fatte queste precisazioni possiamo affermare che la proposta degli Ancestry è validissima e sicuramente donerà un’ora di piacere a tutti gli appassionati del genere presentato. I sei brani del CD evidenziano il peso, a livello di songwriting, delle tastiere di Fabrizio Scuteri (che si dedica anche al cantato e va detto che in questo caso la resa non è accettabile, soprattutto evidenziata dalla pessima prova in ‘Nuova Opera’), che accompagnano imperterrite tutti i momenti salienti dei singoli pezzi. Altra caratteristica decisiva per il sound degli Ancestry è anche la godibilissima linea di basso (suonato da Maurizio Bellofirore) che risulta sempre in primo piano e permette di fruire di una gamma di colori più intensa e personale. Le parti di chitarra, sempre interessanti, tendono a non divenire mai protagoniste assolute, mentre la batteria (la cui registrazione non è curatissima) risulta a tratti un po’ scolastica. I brani convincono quasi in toto, a partire dalla new age oriented ‘Oasi’, per passare alla melodicissima e soffusa ‘Stanze Della Terra’, oppure alla narrata e delicata ‘Labirinto’. Colpisce nel segno anche la suite di 17 minuti intitolata ‘I Colori Dell’Età Sorgente’. Nel complesso ‘Discendenze’ è un album soddisfacente che ci regala una formazione matura e consolidata.

Voto recensore
7
Etichetta: Mellow

Anno: 2003

Tracklist:

I Colori dell'Età Sorgente:
a) Risveglio
b) Giada
c) Colori Segreti
d) Rinascere nell'Alba
e) L'Età Sorgente
Nuova Opera
Stanza della
Oasi
Labirinto
Verso l'Esterno


leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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