Aborym – Recensione: Dirty

“Psychogrotesque” ci aveva stupiti per la sua natura sperimentale, per essere stato un disco oltraggioso e senza freni. A tre anni di distanza, “Dirty”, sesto capitolo discografico degli Aborym, si assesta su coordinate più dirette, fisiche, se vogliamo anche più prevedibili del suo predecessore, ma ciò non toglie alla band il suo stato di vero e proprio cardine nella coniugazione tra metal estremo ed elettronica. Come il suo titolo, che lascia ben pochi dubbi, anche la natura musicale di “Dirty” appare schietta e priva di tanti orpelli, a partire da una opener come “Irreversible Crisis” (che ci sia un riferimento all’attuale situazione economica?) una track che si presenta con dei lievi beats industriali e poi si trasforma in un monolitico  old-school black metal supportato dal drumming nervoso di Faust e dalla voce lacerante di Malfeitor Fabban. Ma non è tutto, naturalmente. “Across The Universe” ha un sapore siderale, qualcuno ricorderà le sperimentazioni dei primi Arcturus, un brano che di fatto sembra la nemesi del primo e in cui è l’elettronica ad avere il ruolo primario, spezzata dalle sfuriate di black metal. Dobbiamo poi citare la nervosa titletrack, in realtà un brano diretto ed efficace, ponte per una parte centrale dell’album che lascia uno spazio maggiore a soluzioni sonore diversificate, come notiamo nella drammatica “Raped By Daddy” e nell’elegante decadenza di “I Don’t Know”, che ci mostra un utilizzo assolutamente efficace e positivo della voce pulita. Episodi enfatici, anche un pizzico “plastificati”, passateci il termine, in cui non mancano echi di acts come potrebbero essere i The Kovenant, nè alcuni tocchi di darkwave italiana (d’altronde le parti elettroniche sono state curate da D. Loop dei Limbo). La parte conclusiva dell’album si concentra su di un sound leggermente più sperimentale e orientato ai synth (non mancano comunque le consuete e muscolari parti metal), ma riserva il posto a una traccia come “Helter Skelter Youth”, che pur nera come la pece, riesce ad essere a modo suo “ariosa”, forse una delle trame più fruibili ordite dalla band. “Dirty” è un disco tecnicamente perfetto, curato nei minimi particolare e con una serie di ottime canzoni. L’unico difetto è da vedersi nel suo piazzamento un gradino sotto le elevate aspettative. D’altronde non sarebbe stato semplice (e forse nemmeno dovuto) ripetere un’opera come “Psychogrotesque. Segnaliamo infine che l’album uscirà accompagnato da un secondo Cd, contenente due rivisitazioni di “Fire Walk With Us” e “Roma Divina Urbs”, un inedito e tre cover di brani che non hanno bisogno di presentazioni, ovviamente riletti con personalità.

Voto recensore
7
Etichetta: Agonia / Masterpiece

Anno: 2013

Tracklist:

CD1

01.  Irreversible Crisis
02.  Across The Universe
03.  Dirty
04.  Bleedthrough
05.  Raped By Daddy
06.  I Don’t Know
07.  The Factory Of Death
08.  Helter Skelter Youth
09.  Face The Reptile
10.  The Day The Sun Stopped Shining

CD2
01.  Fire Walk With Us
02.  Roma Divina Urbs
03.  Hallowed Be Thy Name
04.  Comfortably Numb
05.  Hurt
06.  Need For Limited Loss


Sito Web: www.aborym.it

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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