Ancient Rites – Recensione: Dim Carcosa

Conoscendo la band solo per i primi lavori non avrei mai immaginato che il contenuto di questo album potesse essere così variegato. Ha infatti dell’incredibile la rivoluzione stilistica operata dal combo belga negli ultimi anni: partiti come pestoni a tutto spiano. epigoni di Bathory e Sodom gli Ancient Rites si sono miracolosamente trasformati un gruppo in grado di muoversi con agilità tra partiture neo-classiche, passaggi tecnici, atmosfere epic-folk e quant’altro vi venga in mente di infilare in un disco metal moderno. Del passato conservano la violenza sonora di fondo e il taglio delle chitarre che avvicina in alcuni frangenti questo ‘Dim Carcosa’ agli ultimi Dimmu Borgir o Immortal, i quali hanno paradossalmente compiuto il percorso inverso recuperando solo recentemente il tipico riffing thrash anni ottanta. Non aspettativi però un disco di black-metal, né brutale né sinfonico, qui la parola d’ordine è ‘EPICO!’. Tant’è che l’album è un concept, le parti speed si sprecano e in qualche pezzo fanno la loro comparsa anche i tanto amati-odiati cori da birraiolo tedesco. Tutto veramente ben realizzato e orchestrato, anche se ogni tanto sorge il dubbio che ci sia un po’ troppa carne al fuoco e che certi passaggi siano poco spontanei e magari studiati a tavolino. Evoluzione artistica o furba mossa commerciale che sia resta il fatto che con questo nuovo lavoro gli Ancient Rites riescono finalmente ad elevarsi un gradino sopra la concorrenza e a meritare l’attenzione di quanti si sforzano di cercare nella musica la qualità e non solo l’attitudine.

Voto recensore
7
Etichetta: Hammerheart / Self

Anno: 2001

Tracklist:

Tracklist: The Return / Exile / Victory Ot Valhalla / …And The Horns Called For War / North Sea / Gotterdammerung / (Ode To The Ancient) Europa / Remembrance / Lindasfarne (Anno 793) / On Golden Fields / Dim Carcosa


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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