Die Apokalyptischen Reiter – Recensione: Der Rote Reiter

I tedeschi Die Apokalyptischen Reiter tagliano il traguardo del decimo studio album con “Der Rote Reiter” (Il Cavaliere Rosso), un platter che prosegue quello stile decisamente più moderno e accessibile che aveva distinto il precedente “Tief.Tiefer”.

Peccato. Peccato perchè la band tedesca nel corso degli anni è riuscita a confezionare un sound personale, folle e imprevedibile, ben difficile da definire con una sola etichetta e capace di spaziare dall’estremo al rock d’avanguardia, eludendo talvolta la stessa sfera del metal per creare ibridi con il folk o la musica latina. Negli ultimi anni Fuchs e soci sembrano invece essersi diretti verso una mescolanza di elementi melodic death e metalcore di certo funzionale e ben realizzata, ma non imprevedibile come nei tempi migliori.

Benintenso, “Der Rote Reiter” non è affatto un brutto disco, tuttavia a tratti si affossa lungo delle soluzioni sonore molto simili che in una visione d’insieme generano qualche punta di noia. Fuchs è per fortuna un vocalist di grande talento e alterna con disinvoltura lo screaming a un profondo, intenso growl, lasciando per le parentesi melodiche il suo pulito baritonale. Va anche detto che la varietà vocale è in parte diminuita dalle strutture dei pezzi, che tendono a ripetersi.

Si comincia oggettivamente molto bene con “Wir Sind Zurück”, pezzo molto reiteriano, veloce, pieno di riffoni grassi e una sezione ritmica in corsa, ma spezzato da un refrain solenne. La titletrack è forse uno dei brani più estremi composti dal five-piece, death metal moderno e tiratissimo che riserva però una parte centrale epica e piena di melodia dettata dai synth, con tanto di pastiche elettronici in chiave Rammstein. Le intriganti soluzioni heavy/folk di “Auf Und Nieder” ci ricordano ancora i Reiter migliori, ma i brani successivi, come dicevamo, pur eseguiti con tutto il mestiere che ci si aspetta, prediligono la forma alla sostanza.  Fa eccezione “Herz In Flammen”, altro inno pieno di enfasi crucca e tetralità.

Nulla di male in questa virata stilistica dei D.A.R. che di certo brillano ancora per competenza, ma l’effetto sorpresa a cui la band ci aveva abituati è andato calando.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2017

Tracklist: 01. Wir Sind Zurück 02. Der Rote Reiter 03. Auf Und Nieder 04. Folgt Uns 05. Hört Mich An 06. The Great Experience Of Ectasy 07. Franz Weiss 08. Die Freiheit Ist Eine Pflicht 09. Herz In Flammen 10. Brüder Auf Leben Und Tod 11. Ich Bin Weg 12. Ich Nehm Dir Deine Welt 13. Ich Werd Bleiben
Sito Web: www.reitermania.de

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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