Diabolicum – Recensione: Ia Pazuzu

Sono passati ben quattordici anni da “The Dark Blood Rising”, seconda e fino ad oggi ultima testimonianza degli svedesi Diabolicum, band diventata oggetto di culto fra gli appassionati di black metal e tra i pionieri dell’ibridazione tra la materia nera e la musica elettronica. Il nuovo “Ia Pazuzu”, terzo studio album del collettivo di Sundsvall, ripropone intatta la formula sonora disturbante ed abrasiva che mescola la malvagità del black primitivo e sferzanti basi industrial noise. Non aspettatevi dunque grosse sorprese o sperimentazione, tantomeno spallate ai canoni che il genere di riferimento, evolvendosi, ha acquisito a partire dalla fine degli anni ’90.

“Ia Pazuzu” è un pugno nello stomaco, è un’opera che crea inquietudine e tralascia ogni orpello per abbracciare un sound agghiacciante dove ciò che conta è unicamente il riscontro emozionale. Per forza di cose la componente black è scarna, violenta all’inverosimile e ribadisce l’orgogliosa appartenenza a un panorama sotterraneo dove la luce non può e non deve filtrare.

L’introduzione d’ambiente “Baxxar Ehl Uhza” apre le porte dell’Inferno a “The Void Of Astaroth” brano velocissimo e di una pesantezza inaudita, dove la staticità degli strumenti va in secondo piano proprio grazie al senso di rabbia suggerito dal pezzo. Insieme a “One Man’s War”, il brano mostra come i Diabolicum non vogliano assolutamente concedere compromessi.  Questo non accade nemmeno quando gli episodi sono, se vogliamo, più ricercati, come accade nella successiva e in parte atmosferica “The Silent Spring”, dove le vocals di Niklas Kvarforth si prodigano in una breve parte narrata. Il frontman degli Shining si esprime con il tono più sporco ed esasperato che si possa immaginare, ideale compagno delle basi industrial noise di Sasrof.  L’ex Setherial dipinge dei paesaggi sintetici desolati e terribili, cacofoniche sferzate di elettronica che aumentano l’alone di nichilismo in episodi come “Genocide Bliss” (dall’incipit black oltranzista e in seguito adagiato su roboanti basi techno) e “Angelmaker”, cupa e disperata litania che toccherà le corde dell’emozione.

I suoni mpercettibili e il vero e proprio silenzio della tiltetrack chiudono un’opera che probabilmente arriva fuori tempo massimo per sorprendere in toto, ma di certo realizzata con tutta la cura del caso. Black metal ed elettronica figliano un bastardo urlato e nichilista che continuerà a raccogliere i consensi tra chi ritiene che il genere debba rimanere estraneo alle logiche commerciali.

Voto recensore
7
Etichetta: Code666 Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Baxxar Ehl Uhza
02. The Void Of Astaroth
03. The Silent Spring
04. Genocide Bliss
05. Salvation Through Vengeance
06. The Abyss Of The Shadows
07. One Man’s War
08. Angelmaker
09. Ia Pazuzu


Sito Web: https://www.facebook.com/diabolicumofficial

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login