Devin Townsend – Recensione: Empath

Nella sua lunga carriera, Devin Townsend ha saputo dare vita a una miriade di progetti all’interno dei quali, di volta in volta, riversare il suo enorme bagaglio di emozioni. Seguendo le tante pubblicazioni, infatti, abbiamo avuto il piacere di conoscere le molteplici sfaccettature della sua personalità nonché i travagli che ne hanno segnato l’esistenza. In questo affascinante viaggio nella galassia personale del musicista canadese, giungiamo oggi alla pubblicazione di “Empath”, nuovo disco uscito sotto l’egida di Inside Out.

Per questa sua nuova creazione, Townsend ha riunito tutti gli elementi che hanno caratterizzato le sue precedenti prove e ha esasperato ognuna di queste peculiarità per realizzare un disco dannatamente bello, dotato di un’eterogeneità tale da richiedere una grande attenzione per meglio cogliere la profondità della prova. Sì, perché le dieci tracce che compongono il full lenght si presentano con una varietà di soluzioni e di influenze che non verrebbero colte a un primo – e magari superficiale – ascolto.

Volendo partire da “Transcendence”, possiamo dire che “Empath” parte da quanto brillantemente proposto per ampliare ulteriormente lo spettro emozionale e la sperimentazione dei singoli brani. In tal senso, basterebbe prendere a esempio tre brani indicativi di quanto affermato: “Genesis”, “Hear Me” e “Why”. Il primo è un pezzo di progressive metal estremo, un capolavoro di tecnica impreziosito da una melodia indovinata, improvvisi stacchi e brutali accelerazioni a esplicitare il folle genio del Nostro; “Hear Me” è di una potenza devastante, sorretta da una sezione ritmica indemoniata e un’alternanza di umori resa possibile dalle diverse voci coinvolte. L’ultimo brano del trittico, infine, merita un capitolo a sé: sin dai primi secondi, infatti, ci rendiamo conto di trovarci di fronte a qualcosa di magico, una traccia luminosa, intimista alla quale piace giocare con dissonanze e altre trovate a effetto che la rendono un unicuum di estremo fascino.

Sia chiaro, nel mezzo c’è tantissima altra roba, che eleva “Empath” a un livello inimmaginabile prima della sua uscita: “Spirits Will Collide” punta sull’incredibile impatto del The Elektra Women’s Choir, così come “Evermore” gioca con i cambiamenti di toni, accelerazioni, blast beat e tutto quanto è presente da anni nel repertorio di Townsend. “Borderlands” è l’ennesima prova dell’estro del canadese che, mantenendo un approccio solare, realizza un pezzo in bilico tra suggestioni reggae, fughe elettroniche e furia metal, in un caleidoscopio di colori che lascia l’ascoltatore spiazzato ma sicuramente compiaciuto per la grandiosità di questo affresco musicale.

Non sazio, Townsend torna a dirigere l’orchestra in “Requiem”, brano che funge da introduzione per la vera gemma di “Empath”, la suite in sei movimenti “Singularity”. Siamo naufragati su un’isola deserta, abbiamo iniziato a esplorarla e siamo rimasti affascinanti dalla flora e la fauna per, infine, giungere a questa composizione di oltre venti minuti in cui ritroviamo il manifesto programmatico di un musicista che ha votato interamente la sua vita alla musica. Dall’oscurità alla luce, dal male al bene scandendo ogni passaggio con soluzioni diverse che, passando dall’acustico al metal estremo, ci regalano un brano superlativo che può vantare la presenza del “mentore” Steve Vai alla chitarra.

Nell’intervista rilasciata al nostro sito dopo la pubblicazione di “Transcendence”, Townsend aveva dichiarato che voleva diventare la miglior versione di sé stesso: con “Empath” il musicista canadese realizza un lavoro fuori scala, riflesso dell’enormità del suo genio.  

Voto recensore
9
Etichetta: Inside Out

Anno: 2019

Tracklist: 01. Castaway 02. Genesis 03. Spirits Will Collide 04. Evermore 05. Sprite 06. Hear Me 07. Why 08. Borderlands 09. Requiem 10. Singularity
Sito Web: https://www.hevydevy.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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