Devin Townsend Project – Recensione: Ocean Machine – Live at the Ancient Roman Theatre Plovdiv

Metti una sera speciale in Bulgaria, metti una sera cullati dalla storia del teatro romano di Filippopoli e dalla musica del canadese più imprevedibile e dotato di talento della scena metal contemporanea. Devin Townsend si è messo in gioco celebrando il 20esimo anniversario dell’album “Ocean Machine”.  Come se tutto questo non bastasse l’album è stato eseguito interamente assieme ad altri brani richiesti dai fan, il tutto accompagnato dalla State Opera Orchestra di Plovdiv.

Una festa praticamente, un evento che è stato giustamente catturato in audio e video con lo scopo di raccontare una giornata decisamente fuori dagli schemi. Come il musicista canadese.

Un disco che sarà disponibile  (oggi, 6 luglio) ufficialmente in limited deluxe 3CD/2DVD/Blu-Ray artbook con note di copertina dello stesso Devin e un documentario, “Reflecting The Chaos”, Special Edition 3CD/DVD Digipak, Blu-Ray e in digitale.

La versione audio parte i primi due dischi di brani scelti dal pubblico” dove Devin & Soci hanno interpretato il volere dei fan. Se  con “Truth” e “Stormbending” rappresentavano scelte quasi scontate la successiva “Om” per l’uomo di New Westminster, British Columbia, è stata una scelta particolare da affrontare.  Infatti lo stesso Devin ha confessato che “Om” mai prima era stata affrontata dal vivo. Scivolano via poi l’intensa “Failure”, impreziosita dall’orchestra di Plovdiv che rende la canzone ancora più epica e drammatica, e la sassata a nome “By Your Command” estratta da quel capolavoro di follia e non-sense chiamato “Ziltoid the Omniscient”.

Poi “Gaia” e “DeadHead” (presentata come una “canzone d’amore da Accelerated Evolution”) che alzano il livello di intensità emotiva. Soprattutto la seconda con inserti d’orchestra davvero mirati e ben calibrati, tali da renderla una delle meglio riuscite del set “a richiesta”.

E poi l’evocativa “Canada”, la swingatissima e fuori di testa “Bad Devil” (il top dei primi due dischi di tutto il pacchetto) fino alla conclusione quasi (appunto) spaziale di “Deep Space”. Il degno saluto alla prima parte dedicata ad un pubblico che non ha smesso di sostenere la band.

Cambio di scena, via l’orchestra e spazio per le celebrazioni per i primi venti anni di “Ocean Machine”. Un disco che nel suo “piccolo” ha cambiato l’approccio di molti alla musica, che ha aperto strade di contaminazione e sperimentazione pura. Miraggi che a fine anni ’90, quando tutto era monolitico e diviso in settori impermeabili, erano impossibili da teorizzare. Alla fine di tutto, niente di più falso, perché Devin riuscì ad “immaginare” una musica diversa rispetto a tutte le altre.

Una miscela unica, ipnotica, con suoni che per l’epoca erano decisamente trasversali e poco “frequentati” dai tanti artisti allora sulla scena. Una canzone come “Seventh Wave” oggi come allora colpisce al cuore: diretta, melodica e grande intensità. Ma è tutto “Ocean Machine” a colpire nel segno, perché anche nella sua complessità e completezza live non ha perso un grammo della sua forza in questi 20 anni dalla sua uscita.

Un disco – e quindi un live – capace di passare senza problemi dalle dinamiche rock di “Life” a quelle più intricate ed “oscure” di “Hide Nowhere”, senza dimenticare break inaspettati come l’acustica “Sister” che rispetto alla versione originale viene spogliata da tutta l’effettistica che l’avvolgeva.

Si avvicinano i saluti finali e “Regulator” ce lo fa capire con la sua carica di forza, ma questi non sono abbastanza perché inizia il vero e proprio tour de force con “Funeral”, “Bastard” e “The Death Of Music” che abbracciano gli spettatori e gli ascoltatori prima del rompete le righe.

Chiusura con “Things Beyond Things”, intenso atto finale di un disco che ha reso concreta la carriera solista (o qualcosa del genere) di Devin Townsend. Uomo dai tanti talenti, dall’infinità di idee e dai mille ed ancora mille umori. Una canzone per salutare come una carezza, come una promessa.

Giudizio complessivo? Dal punto di vista squisitamente musica la resa è più che soddisfacente (forse suoni un pochino poco aggressivi, ma queste sono scelte e non colpe, intendiamoci NDA.) ed il mix finale non penalizza il rapporto tra band e pubblico. Tra versione disco e versione video, sicuramente propenderei più per la seconda, con la possibilità di vedere le evoluzioni di una band decisamente in forma. Questo mio parere però non toglie la validità del disco dal vivo, perché l’intensità e la carica sono evidenti anche senza vederne le “prove” in televisione. Un live sicuramente completo, intenso e divertente.

Per i fan ma non solo. Alla vostra.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2018

Tracklist: CD 1 - By Request with Orchestra 1. Truth 2. Stormbending 3. Om 4. Failure 5. By Your Command 6. Gaia 7. Deadhead CD 2 - By Request with Orchestra 1. Truth 2. Stormbending 3. Om 4. Failure 5. By Your Command 6. Gaia 7. Deadhead CDE 2 - 1. Canada 2. Bad Devil 3. Higher 4. A Simple Lullaby 5. Deep Peace CD 3 - Ocean Machine 1. Seventh Wave 2. Life 3. Night 4. Hide Nowhere 5. Sister 6. 3 A.M. 7. Voices in the Fan 8. Greetings 9. Regulator 10. Funeral 11. Bastard 12. The Death of Music 13. Things Beyond Things
Sito Web: http://www.hevydevy.com/

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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