Header Unit

Devilish Impressions – Recensione: The I

Bravi mestieranti. Purtroppo non ci vengono in mente altri termini per descrivere l’operato dei Devilish Impressions, band polacca attiva da quasi vent’anni ma che ancora non ha prodotto un album in grado di rimanere nella memoria collettiva degli appassionati del genere. Per la cronaca, un black/death dai connotati epici e melodici che molto deve ad acts connazionali quali Behemoth e Vesania.

“The I”, quarta prova sulla lunga distanza, segue il medesimo destino e non aggiunge proprio nulla in termini di originalità o di composizioni particolarmente indovinate allo zoppicante percorso discografico del three-piece. Certo non mancano buone doti esecutive, come si evince già nell’opener che dà il titolo all’album, che tuttavia perpetua soluzioni da manuale senza stupire.

Infatti è tutto un Bignami del panorama estremo, con una serie di mid-tempos dal taglio epico ben eseguiti ma anche piuttosto ripetitivi che talvolta infilano un’accelerazione, un tappeto di tastiere con il cantato pulito, un assolo di chitarra, ecc. Alcuni episodi riescono anche ad essere sufficientemente intriganti, come “The Dove And The Serpent”, canzone piuttosto varia con qualche pastiche ambient e una parte centrale soffusa dal forte impatto drammatico.

Non tutto però è agli stessi livelli, ad esempio le lunghe “Blood Imprinted Stigma” e “The Fatal Messiah”, nei loro quasi dieci minuti di durata infilano soluzioni già sentite e passaggi fin troppo simili. Onestamente non troviamo nulla che possa elevare “The I” sopra la media, spiace per la palpabile passione del gruppo ma si avverte un eccessivo riciclo di idee altrui.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Lifeforce Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. The I 02. The Dove And The Serpent 03. Eosphoros 04. Blood Imprinted Stigma 05. Ipse Philosopvs, Daemon, Deus Et Omnia 06. Czern I Biel 07. The Fatal Messiah
Sito Web: http://devilish-impressions.com/

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login