Destruction – Recensione: Born To Perish

Diciamolo, l’unica vera curiosità di fronte a questa nuova uscita targata Destruction stava nel capire in che modo avrebbe influito la presenza stabile di un secondo chitarrista in formazione. Da un alto infatti allo schema a quattro fa pensare alle opere più tecniche e armonicamente intricate dei nostri (soprattutto il magistrale “Release From Agony”), ma era difficile immaginare che oggi il gruppo decidesse di apportare cambiamenti radicali alla formula che garantisce loro lo status di archetipo del teutonic-thrash metal. Detto, fatto… “Born To Perish” si conferma infatti come il classico lavoro targato Destruction, con entrambi i piedi solidamente piantati nella tradizione del riffing tagliente, abbinato alla ritmica incalzante (Randy Black è della partita a sto giro) e alla riconoscibile voce di Schmier. È però altrettanto vero che la tipologia degli assoli è comunque distribuita su una forbice stilistica un po’ diversa dal solito, cosa facilmente ascrivibile al nuovo arrivato Damir Eskic.

Non che questo sia sufficiente a trasformare canzoni assolutamente valide, ma dalla struttura compositiva alquanto scontata come la title track o “Inspired By Death” in qualcosa di totalmente nuovo ed entusiasmante, ma contribuisce in qualche modo ad aggiungere un sapore ulteriore ad una ricetta tradizionale che comunque ha sempre il suo perché.

Se vi piacciono i Destruction insomma avrete comunque di che gioire. La prima parte del disco ha dalla sua solo pezzi riusciti, ognuno ben riconoscibile per un ritornello azzeccato o un riff portato nel modo giusto. Emerge fra tutte “Betrayal”, brano che colpisce nel segno grazie al perfetto equilibrio tra cambi di tempo e linea vocale, con in più un bel lavoro sugli assoli che entrano sempre al momento giusto. Si prosegue rimanendo sempre su ottimi livelli, ma a risaltare è soprattutto “Butchered For Life”, che inizia con uno dei rari momenti di pura melodia ascrivibili alla band, per poi svilupparsi per ben sei minuti attraverso cambi di ritmo e atmosfera, risultando alla fine una delle canzoni più elaborate della carriera del gruppo. A far da bilanciamento arrivano invece brani dritti e violenti come “Tyrants Of The Netherworld” o “Rotten”, entrambi apprezzabili per l’attitudine “straight in your face”, ma un po’ troppo già sentiti per lasciare davvero il segno. Cosa che invece riesce a “We Breed Evil”, giostrata su un tempo groovy e una linea melodica che gira piuttosto bene e che sicuramente esce un minimo dalla tipologia a cui la band ci ha abituato.

Nel complesso “Born To Perish” un album più che buono, con qualche canzone veramente bella e altre comunque di livello sufficiente ad entrare a far parte della ricca discografia della band. Difficile chiedere molto di più ad un gruppo con oltre 35 anni di carriera alle spalle…

Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2019

Tracklist: 01. Born To Perish 02. Inspired By Death 03. Betrayal 04. Rotten 05. Filthy Wealth 06. Butchered For Life 07. Tyrants Of The Netherworld 08. We Breed Evil 09. Fatal Flight 17 10. Ratcatcher

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login