Destrage – Recensione: The Chosen One

Il gioco per i Destrage diventa sempre più complesso, tra scorie djent ed assalti mathcore. Arrivati al quinto disco, i nostri riescono a dare un corpo sempre più profondo ad una proposta musicale in evoluzione costante.


Biglietto da visita perfetto per la band di Paolo Colavolpe le prime due tracce dell’album: la title track (singolo) e “About That”. Dopo un minuto di apparente tranquillità, la canzone esplode rabbiosamente, ingentilita da un chorus prima etereo e poi battagliero. Cambio di scena repentino e le montagne russe di “About That” sconvolgono le orecchie di chi ascolta tra i mille cambi di umore e l’avvolgente chorus che piace per la tensione melodica. Bella la coda  (prima di una ennesima scarica di energia) che ricorda da vicinissimo la atmosfere degli Alice in Chains.

I ragazzi giocano con la musica, la riportano fino a materia grezza e poi trovano nuove forme: “Hey, Stranger!” è una canzone di questo tipo perché pur partendo come un pezzo rock molto old-school, si evolve e colpisce sfiorando certe atmosfere da “Superunknown” dei Soundgarden per poi cambiare ancora le carte in tavola con un ritornello decisamente melodico che profuma quasi di Queens Of The Stone Age. Ma tutti questi nomi, queste “idee” a ronzare in una canzone di poco più di quattro minuti non abbassano la qualità di una canzone dannatamente efficace, probabilmente (per chi scrive) la più divertente e rappresentativa delle “Anime Destrage”.

Belle le atmosfere colloidali di “At The Cost Of Pleasure”, spezzate da una strofa luciferina che nonostante la sua apparente serenità pianta il seme dell’inquietudine nella mente di chi ascolta. Un caleidoscopio che gioca rallentando i ritmi, senza perdere determinazione e compattezza (da applausi le partiture di batteria). “Mr. Burgman” cambia ancora le carte in tavola, tra ritmiche oblique ed interessanti progressioni melodiche.

Con “Rage, My Alibi” i nostri giocano a fare i Korn, e citano apertamente le atmosfere plumbee della cricca di Bakersfield (“Follow The Leader” – era) spostandole avanti di quasi un paio di decenni senza perdere in personalità. Bello il lavoro delle due chitarre, che pur partendo quasi sotterranee si incastrano nella melodia della canzone e diventano struttura portante.

Il viaggio dei nostri si conclude con le atmosfere sospese di “The Gifted Ones”, bella ed emozionante nel cambiare pelle ed umore. Altro gioiello della corona per una band ormai concretamente tra le più

Altro capitolo di “peso” per i Destrage, altro bel tassello nell’evoluzione di una band che ha fatto del rischio (musicale) uno dei biglietti da visita migliori possibili. Ogni altra parola mi pare superflua.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Metal Blade

Anno: 2019

Tracklist: 01. The Chosen One 02. About That 03. Hey, Stranger! 04. At The Cost Of Pleasure 05. Mr. Bugman 06. Rage, My Alibi 07. Headache And Crumbs 08. The Gifted One
Sito Web: www.destrage.com

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

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