Destrage – Recensione: A Means To No End

Quarto album per i connazionali Destrage, secondo su Metal Blade Records dopo l’ottimo “Are You Kidding Me? No.”, questo “A Means To No End”: una prova che attesta definitivamente al di là di ogni dubbio la maturità del gruppo formato da Paolo Colavolpe (voce), Matteo Di Gioia e Ralph Salati (chitarre), Gabriel Pignata (basso) e Federico Paulovich (batteria). Facile sarebbe stato proseguire sulle coordinate stilistiche del CD precedente (visto anche il successo), mentre invece la compagine spiazza un po’ tutti e decide di dimostrare la capacità di mutare di nuovo pelle, sotto il segno di un eclettismo musicale particolare e difficilmente catalogabile sotto un’etichetta.

La title track parte con un’intro di suoni lontani sulla quale si inseriscono le chitarre acustiche e la voce e nel finale assume connotati più elettrici su un tempo di marcia, apripista per un pezzo esplosivo come “Don’t Stare At The Edge”, dal riff iniziale nervoso che trascina verso lidi mathcore e sottolinea subito l’armamentario tecnico in dote al gruppo, fra la voce istrionica che rimbalza su vari registri espressivi, il break pirotecnico e la tellurica ritmica che pulsa costantemente; il singolo “Symphony Of The Ego” si apre con una chitarra schizofrenica e un tempo di batteria djent ed è caratterizzata da brevissime puntinature melodiche nel ritornello, salvo poi pagare debito a certo southern metal prima di riprendere la sua folle corsa e affidarsi alle suadenti note vocali che indirizzano il finale verso melodie da alternative anni ’90.

Le linee di basso, specie nel ritornello asciutto al punto giusto ed avvolgente, sono in evidenza in “Silent Consent”, col suo intermezzo spezzato e tecnicamente ineccepibile fra cambi di tempo fluidi e una coda che spazza via tutto; “The Flight” parte a mille con batteria e chitarre poderose per poi assestarsi in quota con un ritmo corposissimo, un basso a mitraglia e un ritornello che alimenta il fuoco prima di un assolo che introduce una parte più tranquilla che sale pian piano verso un climax di tensione e un finale metal tout-court. “Dreamers”, a discapito della velocità iniziale, racchiude una gemma melodica nel bridge ma anche una parte più sludge e un assolo da shredding che sottolineano ulteriormente, se ce ne fosse ancora bisogno, la duttilità dei Destrage e le loro doti compositive racchiuse in questo album. Spiazzante l’inizio jazz/swing di “Ending To A Means”, seguito da chitarre languide che verranno poi sostituite da suoni più robusti e un finale con accordi accompagnati soltanto da suoni in secondo piano; riuscitissima sotto ogni punto di vista “Peacefully Lost”, dall’aria sognante pur mantenendo una spigolosità di tempi che la caratterizza e sconfinando nel finale in territori più accidentati.

Anche la parte finale di questo “A Means To No End” riesce a dimostrare quanto i Destrage possono essere competittivi sotto ogni punto di vista: il melodico refrain di “Not Everything Is Said” riesce ad essere brillante senza scadere nella ruffianeria e si conclude con una mazzata propriamente metal, mentre i primi trenta secondi di “To Be Tolerated” potrebbero mandare a casa il 90% dei gruppi che cercano di suonare in modo complicato ma orecchiabile e che farebbero di tutto per scrivere un pezzo del genere. “Blah Blah” è un altro compendio di modern metal, con l’inizio teso e i suoni di chitarra che si amalgamano col basso in una perfetta fusione, prima del finale rappresentato da “A Promise, A Debt” (chitarre acustiche e vocalità corale, con suggestioni elettriche pennellate nel finale) e con “Abandon To Random”, pezzo più lungo dell’album, degna coda che rappresenta la maturità compositiva e la capacità asssolutamente non scontata di rendere omogeneo materiale diverso unendolo ad una grossa dose di personalità.

“A Means To No End” è un CD che può spiazzare anche e specialmente chi ha adorato la prova precedente del gruppo ma che catapulta di prepotenza i Destrage a livelli ancora più alti: ad ogni ascolto si apprezzano particolari nuovi dimostrando fin da subito, al di là della indiscutibile qualità globale del prodotto, la sua longevità futura.

Destrage A Means To No End Artwork

Voto recensore
8,5
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. A Means To No End 02. Don’t Stare At The Edge 03. Symphony Of The Ego 04. Silent Consent 05. The Flight 06. Dreamers 07. Ending To A Means 08. Peacefully Lost 09. Not Everything Is Said 10. To Be Tolerated 11. Blah Blah 12. A Promise, A Debt 13. Abandon To Random
Sito Web: http://www.destrage.com/amtne.html

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