Vision Divine – Recensione: Destination Set To Nowhere

“Destination Set To Nowhere” sarà il disco della definitiva consacrazione, su questo ne siamo certi. I Vision Divine tagliano il traguardo del settimo lavoro in studio, proponendoci l’ennesimo, splendente gioiello di una carriera che non ha ancora conosciuto cali di tono. La band italiana, forte di un contratto con la blasonata Ear Music, è pronta a fare incetta di meritati successi a livello internazionale, con un album che raggiunge l’apice dell’heavy metal a tutto tondo.

Sarebbe riduttivo etichettare la musica dei nostri col il bollino “power metal “, così come sarebbe ingiusto mettere in risalto soltanto i meriti dei due personaggi di spicco della line-up, i colossi Fabio Lione ed Olaf Thorsen.  I Vision Divine sono ormai una macchina perfetta, in cui i singoli ingranaggi si muovono con precisione chirurgica, per formare un meccanismo finale che lascia a bocca aperta. “Destination Set To Nowhere” scorre lungo gli argini dell’heavy metal melodico, straripando verso il power di classe, girando sinuoso attorno al prog sinfonico e creando un mulinello sonoro capace di travolgerci. L’opener “The Dream Maker” si poggia su un riff ipnotico, un incipit furioso che fa da contraltare al cantato cangiante di Lione, che esplode in un ritornello-bomba. L’abilità compositiva dei Vision Divine ha il proprio apice nelle linee melodiche ad ampio respiro, capaci di sfruttare la versatilità di un vocalist a suo agio sia con la maschera della screamer, sia quando indossa i panni del perfetto cantante power metal. Basti ascoltare “Beyond The Sun And Far Away”, suadente nel suo bridge soft e ritmicamente diretta nel chorus. In un disco giocato sui chiaroscuri, dove odio e amore si guardano dritto negli occhi, sono le tastiere di Alessio Lucatti a cambiare il colore dello sfondo, tra tocchi di seta sul pianoforte e bordate di synth spaziali e moderni. Le asce, grazie a ritmiche spezzate (“Here We Die”) e ad arpeggi dolcissimi, riescono a cogliere la suggestione del momento, come nella poetica title track, che ci accoglie in un caloroso abbraccio.

“Destination Set To Nowhere” è un disco maturo, equilibrato ed elegante, che evita di sovraccaricare l’impianto sonoro di sovraincisioni, che non fanno altro che appesantire il mood. Perché, dove ci sono le emozioni, dove splende la qualità delle canzoni, le cascate di note e le orchestrazioni superpompate sono di troppo. I Vision Divine non devono dimostrare più nulla a nessuno e ci regalano un album che resterà nel cuore dei fans e farà rodere il fegato ai detrattori della band, che nella nostra Italia criticona e tutt’altro che meritocratica, sono ormai di casa.

Voto recensore
8,5
Etichetta: earMUSIC / Edel

Anno: 2012

Tracklist:

01. S’io fossi foco (intro) 01:51

02. The Dream Maker 05:03

03. Beyond The Sun And Far Away 03:58

04. The Ark 05:42

05. Mermaids From Their Moons 05:23

06. The Lighthouse 04:38

07. Message To Home 06:17

08. The House Of Angels 05:11

09. The Sin Is You 04:38

10. Here We Die 04:15

11. Destination To Nowhere 04:17


Sito Web: http://www.visiondivine.com/

6 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Antonio

    Sinceramente non ho mai capito l’entusiasmo riservato a band come Vision Divine e Labirinth…….ammetto che questo disco sia un pelo superiore al resto della produzione made in Olaf Thorsen, ma quando ascolto la sua musica ho sempre la sensazione di ascoltare del “Sanremo a doppia cassa”……sensazione mia per carità…..ma in questi dischi mi pare sempre che manchi qualcosa e non mi lasciano mai vere emozioni…..

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  2. Michele

    Salve a tutti,
    non sono arrivato neppure alla fine! La produzione riguardo agli strumenti è buona (proprio per fare un regalo eh) ma il volume della voce è registrato altissimo e quindi preclude un ascolto omogeneo. A basso volume, in pratica, si sente solo la voce (bella, tra l’altro) mentre a volume alto le cose peggiorano ancora rendendo l’ascolto una vera tortura! Finchè in Italia si procederà su questa strada di certo non andremo da NESSUNA PARTE!
    Il mio voto è uno, e anche questo è un regalo perchè in verità un lavoro del genere vale proprio zero, e nel giro di pochi giorni finirà nel dimenticatoio.
    Grazie dell’attenzione.

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  3. beast

    D’accordo con la recensione e totalmente contrario ai due commenti rilasciati. Non voglio neanche io entrare in etichette di genere musicale, ma a me questo sembra un disco di metal melodico molto raffinato, riguardo alla registrazione della voce secondo me qui si fa un passo avanti rispetto al precedente album, dove qualcosa non mi convinceva pienamente. Unica pecca la non originalità del concept (di cui il recensore colpevolmente non accenna). Rimane il fatto che per me sarebbe facile andare sul sito dei fan di Gigi D’Alessio e scrivere che l’ultimo album non mi piace e che “finirà presto nel dimenticatoio”. Mah…

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  4. metalhead88

    uno dei piu bei album del 2012, 85 su 100 meritatissimo, grandi vision divine

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  5. Alberto Capettini

    Non male pur non essendo amante del power tout court! Probabilmente il miglior lavoro da “The Perfect Machine”

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  6. Antonio

    Un gran bel disco, uno dei migliori dei Vision.

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