Depeche Mode – Recensione: Delta Machine

Un nuovo album dei Depeche Mode dividerà il pubblico, poco ma sicuro. Ci sarà chi è pronto a difendere il gruppo inglese, gridando “Eureka, sono tornati con un album geniale!”, chi invece storcerà il naso chiedendosi che fine abbiano fatto i tempi migliori. Se consideriamo l’assunto che la verità sta nel mezzo e che il fisiologico cambiamento di un musicista possa essere o meno accettato dai supporters, allora possiamo dire con una certa sicurezza che “Delta Machine”, in fondo è pure un buon disco. Un disco che necessita di un processo di metabolizzazione abbastanza lungo, ma che si rivela e si apprezza ascolto dopo ascolto. Per inciso, dimentichiamoci un singolo terribile come “Heaven”, bieco compromesso radiofonico per le masse e teniamo presente anche il fatto che manca una grossa hit o un riempipista da club, chiamatelo come volete. Per il resto “Delta Machine” riesce a intrigare, con quelle sue velleità sperimentali, un sound oscuro, lineare eppure in grado di svelare nuovi particolari con il tempo. Pensiamo a “Angel”, brano orecchiabile e fatto di melodie ben riuscite, con Gahan che si prodiga in vocalizzi dal gusto bluesy, un elemento che si avverte in più parti del disco, dove tali divagazioni di “blues elettronico” non sono mai tralasciate. Buona parte dei pezzi si muove infatti sui tempi medi, tenendo come saldo riferimento la voce di Dave oltre ad arpeggi di chitarra sornioni e mai troppo sgarbati. Un esempio di quanto detto è “Slow”, episodio onirico con momenti piacioni che quasi vuole imporsi come la “Stripped” della situazione, ma possiamo citare anche “Secret To The End”, che trova una buona soluzione sonora nei cori sovrapposti e ancora “Broken”, il momento più introspettivo e intimo del lotto. Va detto che i Depeche Mode di “Delta Machine” ci piacciono anche quando giocano a fare…i Depeche Mode, con dei brani piuttosto caratteristici ma inseriti nel contesto contemporaneo. In questo senso “Alone” e la più “rockeggiante” “Soft Touch / Raw Nerve” convincono e danno l’impressione che i nostri riescano a suonare attuali anche quando ricorrono all’autocitazone. E se “Delta Machine” non si può fregiare dell’etichetta di capolavoro, risulta comunque un disco interessante, non privo di zone d’ombra (“Goodbye” puzza proprio di riempitivo) ma ben congegnato e capace di rivelare nuove sfaccettature ad ogni ascolto.

 

 

Voto recensore
7
Etichetta: Columbia / Sony

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Welcome To My World
02.  Angel
03.  Heaven
04.  Secret To The End
05.  My Little Universe
06.  Slow
07.  Broken
08.  The Child Inside
09.  Soft Touch/Raw Nerve
10.  Should Be Higher
11.  Alone
12.  Soothe My Soul
13.  Goodbye


Sito Web: www.depechemode.com

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. alberto

    Sono un fan dei Depeche Mode da oltre 25 anni ( adesso ne ho 40) e posso affermare con sicurezza che dopo Songs of faith and Devotion del 1993, nessun album a cadenza quadriennale e’ al livello di Delta Machine, album al quale do 8,5. A nessuno dei 4 album precedenti ho mai dato piu’ di 7…
    Caro Andrea Sacchi, non citare il masterpiece “Welcome to my world” canzone che apre questo ottimo album oltre ad avere aperto i loro concerti, e’ una grave mancanza, tanto da rendere il tuo articolo cosi deficitario da essere estremamente insufficiente (Goodbye riempitivo, lol ) .

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