Delain – Recensione: Moonbathers

Finalmente. Dopo una serie di album assolutamente dignitosi ma di maniera, gli olandesi Delain sembrano aver trovato la strada giusta e indovinato un’opera che potrà lasciare il segno non soltanto tra i supporters del metal sinfonico, ma tra chi in generale, ha un occhio di riguardo per la buona musica.

A sei mesi di distanza dall’Ep “Lunar Prelude”, cui spettava anche il compito di rodare i nuovi membri in formazione (la chitarrista Merel Bechtold e il batterista Ruben Israël), “Moonbathers” rilancia il collettivo guidato dall’ex-Within Temptation Martijn Westerholt e in particolare le doti della vocalist Charlotte Wessels, una performer di prima classe e non meno meritevole di ben più blasonate colleghe.

“Moonbathers” colpisce per una serie di brani dall’estetica inappuntabile e curati in ogni minimo particolare. Melodie portanti sempre ariose e orecchiabili ma non pacchiane, un mood sobrio e drammatico che non indugia nella facile enfasi e un ricorso agli elementi sinfonici diluito alla perfezione nel contesto, senza che questi siano invasivi ma anzi vadano ad arricchire la natura teatrale del pezzo.

“Hands Of Gold”, con il cammeo vocale di Alissa White-Gluz degli Arch Enemy, apre le danze con i suoi ritmi sostenuti e il groove metallico. Notevole è il lavoro delle chitarre, mentre gli arrangiamenti dal flavour wagneriano valorizzano la potenza del brano. Discorso analogo per la successiva “The Glory And The Scum, primo estratto dall’album e singolo non convenzionale, poiché punta in modo molto più netto sulla fisicità e sull’estro degli esecutori (con un plauso all’ottima prova del drummer Ruben) piuttosto che sulla facilità di ascolto. Questa è riservata alla successiva “Suckerpunch” (già apparsa sull’Ep insieme a “Turn The Lights Out”) che, con i suoi passaggi di elettronica e la grande fruibilità, è forse il pezzo più “ruffiano” del lotto, ma trova comunque una giusta collocazione nel contesto.

Come l’album prediliga però un approccio metallico, lo capiamo dalla maggior parte dei pezzi, tra cui spiccano “Fire With Fire”, veloce e dalle melodie ariose e “Pendulum”, che flirta con un metal moderno a ricordare alcune cose dei nostri Lacuna Coil. Segnaliamo inoltre la bella rilettura di “Scandal” dei Queen e la conclusiva “The Monarch”, un episodio malinconico e dai toni epici dove emerge il contributo dei cori e nuovamente la performance di Charlotte, davvero emozionante nella parte di cantato a cappella che la vede protagonista.

Bravi Delain, autori di un album avvincente e piacevole che farà guadagnare al gruppo molte posizioni nella classifica delle female fronted band.

delain

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: Napalm Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Hands Of Gold – Featuring Alissa White-Gluz 02. The Glory and the Scum 03. Suckerpunch 04. The Hurricane 05. Chrysalis – The Last Breath 06. Fire With Fire 07. Pendulum 08. Danse Macabre 09. Scandal 10. Turn the Lights Out 11. The Monarch
Sito Web: http://www.delain.nl/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

3 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Antono

    Quindi “We are the others” sarebbe un disco di maniera……….
    Ascolterò sicuramente l’intero disco, ma devo ammettere che dopo le anteprime rilasciate ho notato lo stesso senso di “stanchezza” e mancanza di reale ispirazione che avevano caratterizzato il non esattamente riuscito “human contadiction”, niente a che vedere con lo spettacolare ed assolutamente originale “We are the others”, un disco che si distingue dalle vuote esagerazioni sinfoniche che caratterizzano gruppetti per adolescenti quali Nightwish, Epica e, purtroppo, ultimi Delain. Spero di essere smentito.

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    • Luxifer

      Concordo col dire che We Are The Others sia il miglior album dei Delain, nonché il più originale. Ma il dire che gli Epica siano un gruppetto per adolescenti svaluta tutto il tuo commento. Anzi, fa proprio ridere. E la cosa ironica è che i Delain risultano molto più da adolescenti, avendo un sound molto più fruibile e decisamente meno complesso. Io apprezzo entrambe le band, non penso si escludano a vicenda. Però mentre i Delain fanno musica molto carina e catchy da ascoltare mentre si fanno le pulizie di casa, gli Epica sono su tutt’altro livello musicale, artistico e culturale. Sento l’esigenza di entrambe le cose e non ho problemi a considerare WATO un album da 8,5, tenendo conto del suo contesto.

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  2. Luxifer

    Le anteprime e i singoli danno l’idea di un album carino e ben fatto, ma anche banale e cliché. Sembra che i Delain abbiano perso coraggio e voglia di osare. Comunque, ascolterò l’album per intero e valuterò senza pregiudizi. 🙂 Danse Macabre, Crysalis e The Monarch sembrano interessanti.

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