Delain – Recensione: Apocalypse & Chill

Da “Carnèade, chi era costui?” a “Lacuna Coil (ed Epica…), chi erano costoro?” il passo è stranamente breve perché i Delain con “Apocalypse & Chill” alzano il tiro, puntano al bersaglio grosso e tra ispirazioni e citazioni i nostri provano a dare un nuovo impulso al loro percorso creativo cercando una via ancora più melodica rispetto al recente passato.

Partendo dal grazioso titolo per la loro sesta fatica da studio, Charlotte Wessels, Martjin Westerholt & soci incastrano influenze e tributi. Lacuna Coil ed Epica, impatto immediato, perché sin dalle prime trame chitarristiche l’influenza degli italiani è evidentissima in alcune delle scelte più “aggressive” dei nostri. Così come impossibile da non notare la scelta di arrangiamenti sontuosi (sempre in ambito power-symphonic).

Il quintetto macina note che è un piacere, costruisce buone melodie e gioca con il “sintetico” di qualche trama. Subito positiva la partenza con “One Second” che frusta l’ascoltatore tra accelerazioni e brusche frenate cariche di groove. Groove in primo piano anche in “We Had Everything” (che alla mente mi ha riportato il periodo “Annette Olzon” dei Nightwish) fino all’esplosione definitiva con “Burning Bridges”. Intensa, tesa ed emozionante.

Gradevole “Vengeance” con Yannis Papadopoulos dei Beast In Black, efficace e con molta probabilità prossimo singolo/video dei nostri. Niente di indimenticabile, ma il turbine che cresce fino al ritornello è davvero pregevole anche se già ascoltato un miliardo di volte. Meno prevedibile “To Live Is To Die” (forse la più valida tra le canzoni presenti nel disco) che affronta i contrasti di una melodia che si rincorre tra elettronica, arrangiamenti sinuosi e la voce graffiante di Charlotte.

Intrigante “Creatures” che tra incanto della voce e determinazione chitarristica (ed una citazione Queen decisamente evidente….) scivola piacevole e probabile perla da suonare live.

A corrente alternata “Master Of Destiny”, che non riesce a sfruttare qualche buona intuizione di Charlotte.  Gradevole anche l’ultimo singolo “Ghost House Heart”. Niente di innovativo, impressionante o stupefacente ma un lento ben costruito ed avvolgente.  

Il disco si riprende in coda, e se anche “Legions Of The Lost” scorre senza un sussulto, “The Greatest Escape” e “Combustion” regalano più di un sorriso. La prima un buon mid tempo, retto da semplice melodia di piano e dalle coordinate eteree imposte dalla voce della Wessels mentre la seconda una strumentale in continuo crescendo.

Piacerà a buona parte dei fan die-hard degli Epica (in maggior misura) e chi apprezza certi Lacuna Coil “moderni”. Anche per gli scettici da ascoltare almeno una volta. Un piacevole “benvenuto” al 2020.

Etichetta: Napalm Records

Anno: 2020

Tracklist: 1.One Second 2.We Had Everything 3.Chemical Redemption 4.Burning Bridges 5.Vengeance - feat. Yannis Papadopoulos 6.To Live Is To Die 7.Let’s Dance 8.Creatures 9.Ghost House Heart 10.Masters Of Destiny 11.Legions Of The Lost 12.The Greatest Escape 13.Combustion

Saverio Spadavecchia

view all posts

Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Lode e gloria all’Ipnorospo.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login