16 – Recensione: Deep Cuts From Dark Clouds

Direttamente da Los Angeles, California, tornano i -(16)- frequentatori di lungo corso dei più paludosi territori sludge dell’ambiente metallico contemporaneo. “Deep Cuts From Dark Clouds” rappresenta il nuovo tassello di quella che è, a tutti gli effetti, la seconda vita del quartetto, ripartito in quarta nel 2009 (“Bridges To Burn”), dopo uno split durato più di un lustro.

L’album, ancora una volta edito dalla prestigiosa quanto affidabile Relapse, ribadisce le coordinate stilistiche di sempre, ovvero quel particolare sound reso celebre (per quanto sempre abbastanza di nicchia) da band quali EyeHateGod, Crowbar, Rwake, Unearthly Trance, rispetto a molte delle quali, curiosamente, i -(16)- godono di ben più primitiva origine.

Fondendo la naturale pesantezza ereditata dal doom delle origini (non a caso la band cita, tra le sue influenze, tutto ciò che riguarda Wino), con l’impatto frontale tipico della tradizione hardcore (Black Flag, ad esempio), lo sludge è un (sotto)genere intrinsecamente spurio e composito, dotato di una granulosità della quale i -(16)- sono perfetti esempi e artefici.

E allora spazio al riffing minimale ma graffiante di Bobby Ferry, che, attraverso una distorsione grassa e pastosa, riesce a dare il giusto groove a queste dieci composizioni, ortodosse nella sostanza ma dannatamente efficaci nella forma. Compatta e monolitica, la scaletta del disco non conosce momenti di pausa, e tira dritta come un treno merci, alternando atmosfere più lugubri e sinistre a veri e propri inni al pogo, inevitabile conseguenza del ringhio roco di Cris Jerue, le cui cronache di vita vissuta hanno tutta l’asprezza della realtà, per nulla edulcorata da filtri o sofismi vari.

Certo, non conoscendo la loro storia si potrebbe scambiarli per una qualsiasi modesta band post-core piuttosto arrabbiata, ma in realtà questo quartetto americano con “Deep Cuts From Dark Clouds” vuole comunicare qualcosa di più sostanziale e potente, così come un attento ascolto può rinvenire in grandi brani come “The Sad Clown”, “Bowels Of A Baby Killer”, “Only Photographs Remain”, solo alcuni tasselli di un disco con tutti gli attributi al posto giusto.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse Records

Anno: 2012

Tracklist:
1. Theme from 'Pillpopper' 03:42
2. Parasite 03:51
3. Her Little "Accident" 04:16
4. The Sad Clown 03:06
5. Ants In My Bloodstream 04:34
6. Broom Pusher 03:12
7. Opium Hook 04:26
8. Bowels Of A Baby Killer 04:51
9. Beyond Fixable 03:40
10. Only Photographs Remain 04:23

Sito Web: http://www.facebook.com/16Band

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