Amoral – Recensione: Decrowning

Tornano dopo un primo lavoro piuttosto promettente i finlandesi Amoral. Questa uscita ci propone nuovamente una band dalla preparazione tecnica ineccepibile alle prese con un suono però poco personale, anche se l’ampia gamma di influenze mostrata ci evita di dover parlare di gruppo clone.

Che la passione degli Amoral sia il death-thrash metal è però cosa assai poco discutibile: dalla scuola americana brutale e tecnica (Death su tutti), fino alla concezione super-melodica di casa tra i mille laghi (ultimi Children Of Bodom), passando per l’ormai immancabile presenza dello swedish death-thrash (Hypocrisy).

Rispetto al primo lavoro sono presenti in maggiore quantità quest’ultimi due aspetti, proporzione che aumenta di fatto la facilità di assimilazione del prodotto, ma che allo stesso tempo lo omologa a troppe altre uscite.

Innegabile che ci siano momenti di valore, come l’opener ‘Showdown’, la Bodom-oriented ‘Tiebreaker’ e il perfetto ibrido di ‘Drug Of Choice’, ma anche limiti evidenti come un singer dalla voce troppo monotona e qualche brano dalla eccessiva staticità come ‘Lacrimal Gland’ e ‘Denial 101’.

Insomma, lo sperato salto di qualità compositiva non c’è stato, ma gli Amoral restano una band assolutamente competitiva, in grado di mettere alle corde molte delle formazioni più affermate dal punto di vista dell’esecuzione. Una bilancia che per adesso pende ancora verso il ‘positivo’ .

Voto recensore
6
Etichetta: Spinefarm / Audioglobe

Anno: 2005

Tracklist:

01. Showdown

02. Lacrimal Gland

03. Decrowning

04. Tiebreaker

05. Drug of Choice

06. Denial 101

07. Control Cancer

08. Raptus

09. Warp

10. Bleeder


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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