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Decrepit Birth – Recensione: Axis Mundi

Sette anni sono passati dall’ultima uscita targata Decripit Birth, un tempo molto lungo per una band che si poteva definire vicina a vedere i propri sforzi riconosciuti, almeno all’interno dei confini del death metal di stampo più tecnico, e a cui la pausa non ha certamente giovato in termini di popolarità. Un’interruzione che lascia aperto il dubbio su quanto la svolta meno brutale effettuata con “Polaris” avesse forse scontentato una parte dei fan della prima ora, ma che probabilmente è stata anche necessaria per poter raccogliere al meglio idee fresche e tornare con qualcosa all’altezza di una discografia che brilla comunque per qualità e varietà.

Se questo era l’obiettivo, va riconosciuto ai Decrepit Birth di aver fatto senza dubbio la scelta giusta. “Axis Mundi” riesce infatti a centrare un risultato che con il tempo diventa sempre più complicato, ovvero scrivere nuove canzoni che non siano in tutto e per tutto l’ennesima riproposizione di sequenza strumentali e ritmiche ben note, ma allo stesso tempo rimanendo sufficientemente dentro i confini stilistici standard da non trovarsi del tutto estromessi dal genere di partenza.

Fin dalle prime battute di “Vortex Of Infinity…Axis Mundi” non vi è infatti alcun dubbio che la band suoni appunto tecnica, veloce e sufficientemente brutale. Ma se non è per niente difficile definire i contorni più grossolani entro i quali inserire le composizioni della band, tanti sono gli spunti e le sfumature, da rendere la faccenda nel dettaglio po’ più complicata.

Nelle varie tracce emerge infatti si il desiderio di non andarsi a cercare a tutti i costi passaggi tecnicamente astrusi, almeno se comparati con altri album del genere, ma anche la voglia di inserire elementi distintivi e di diversificazione.

Se non mancano parti ritmicamente incalzanti e momenti di pura violenza, ogni canzone regala qualche piccola sorpresa a livello melodico, con influenze che vanno dal riffing melodico e dai tanti cambi di tempo di “Spirit Guide”, fino ai cenni quasi psichedelici di “Hieroglyphic”. Ovviamente a più riprese si presentano le reminiscenze progressive che fanno parte del DNA dei Decrepit Birth, ma in quantità meno marcata rispetto ad esempio al citato “Polaris”.

Ecco quindi che “Axis Mundi” è un album in primo luogo di composizioni interessanti da ascoltare, più che impossibili da suonare… e questo ci pare il pregio maggiore di una band che non si limita a schiacciare sull’acceleratore alla ricerca della staccata al limite, ma che con la propria musica vuol costruire un’ambientazione, un’atmosfera, dentro la quale poi creare qualcosa che riesca a coinvolgere nell’ascolto anche chi non è un fanatico del virtuosismo. Meno intricati, ma più attenti ad una strutturazione armonica che abbia un senso e un ordine comprensibile… un plauso quindi ai Decrepit Birth, ancora una volta promossi!

Voto recensore
7,5
Etichetta: Agonia Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Vortex of Infinity…Axis Mundi 02. Spirit Guide 03. The Sacred Geometry 04. Hieroglyphic 05. Transcendental Paradox 06. Mirror of Humanity 07. Ascendant 08. Epigenetic Triplicity 09. Embryogenesis 10. Orion 11. Desprate Cry 12. Infecting the Crypts

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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