Devin Townsend – Recensione: Deconstruction

Quell’autentico armageddon sonoro a titolo “Deconstruction” vede il geniaccio Devin Townsend tornare su sonorità particolarmente estreme (sebbene sempre caratterizzate da spiccate melodie) come non si sentiva dai tempi degli Strapping Young Lad e dal progetto Physicist; ecco fare capolino quindi il Townsend epico ed esagerato, coadiuvato in questa grandeur da ospiti di rilievo come Mikael Åkerfeldt (Opeth, Bloodbath), Ihsahn (ex Emperor), Paul Masvidal (Cynic), Greg Puciato (The Dillinger Escape Plan) e Fredrik Thordendal (Meshuggah) tra gli altri.

“Stand” attacca proprio ricalcando lo stile di “The New Black”, quindi innovando poco quello che è il songwriting ed il tipo di sound engineering del canadese mentre l’apice di intendere questo tipo di modern metal può essere degnamente rappresentato da “Planet Of The Apes” anche grazie all’aiuto di Tommy Giles dei Between The Buried And Me. “Pandemic” pur vedendo la partecipazione di Floor Jansen (ex After Forever, ReVamp) è quanto di più violento e stratificato abbia composto il buon Devin e certamente in pezzi come questo o “Poltergeist” chi ama l’esasperazione tech metal troverà pane per i propri denti.

È per questa varietà che un giudizio numerico di questo lavoro (e dell’opposto “Ghost”) risulta compito difficoltoso ed improprio quindi lasciamo spazio alle valutazioni soggettive degli ascoltatori su questo terzo CD di una quadrilogia all’insegna dell’eterogeneità e della quale riteniamo a titolo personale “Addicted” come il punto più alto.

 

Voto recensore
SV
Etichetta: Inside Out / Century Media-EMI

Anno: 2011

Tracklist:

01. Praise The Lowered

02. Stand

03. Juular

04. Planet Of The Apes

05. Sumeria

06. The Mighty Masturbator

07. Pandemic

08. Deconstruction

09.Poltergeist

 


Sito Web: http://www.hevydevy.com/

4 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Jan

    Piccola nota polemica: lasciare alla valutazione soggettiva un disco non ha senso, a questo punto si può tralasciare la recensione qualsiasi CD.
    A oggi, dopo una ventina di ascolti in cuffia, noto che un disco come Deconstruction è ben più complicato di un disco Prog.Metal o Tech.Metal, è un’ opera che inizialmente annoia e poi se si sviscera pezzo per pezzo si riesce ad avere una completezza d’ insieme (e che insieme).
    A mio avviso il disco si può (e si deve) riassumere attraverso la copertina.
    Il gatto metallico è altamente beffardo, ridicolo, divertente, i dirigibili mi ricordano l’ infanzia, il viaggio, le fabbriche laterali e la strada ricordano l’ industria, la costruzione, un progetto che si deve realizzare.

    E Devin disegnato???
    Bhè qualcuno dovrà realizzare questo progetto.

    E il cuore???
    Bhè senza quello…

    Non sarebbe un disco di Devin Townsend.

    Reply
    • Alberto Capettini

      Ciao Jan, capisco il tuo disappunto però anche dal tuo intervento mi confermi che è difficile prendere una posizione su un disco di Townsend; non ho voluto dare un voto perché il lavoro è pieno di momenti tritatutto così come di momenti soft…forse l’album più vario che abbia mai pubblicato.

      Reply (in reply to Jan)
      • Jan

        Prendere una posizione è difficile e sono d’ accordo, ma un disco di “Peso” come questo non lo ascolto da anni e anni.
        Non è un album vario, ma bensì un’ opera complicata, senza problemi dichiaro un 9 a tutto tondo.
        Poi lo sappiamo benissimo tutti e due che il Metal è chiuso in sé stesso e che i gruppi che vanno per la maggiore hanno idee sterili o trite e ritrite.
        Vedi sai che problema c’è nel Metal???
        Agli Slayer si spara un 7-9 per un loro qualsiasi disco (o quasi), mentre per chi cerca di sperimentare (come in questo caso) si è piuttosto cauti.
        Alla fine il problema è nell’ utenza: chi ascolta METAL non è in grado di staccarsi dal binomio METAL=CHIODO (il che la dice lunga).
        Capisco da dove deriva la tua difficoltà…non è colpa tua ci mancherebbe.

        (Adesso mi odieranno tutti).

        Gli Slayer si sognano di notte un disco di questo livello, probabilmente prenderebbero in mano la chitarra e non saprebbero da che parte iniziare, salverei Lombardo…credo.

        Reply (in reply to Alberto Capettini)
  2. Paul Masvidal

    Ragazzi questo è un grande disco! Solo il tempo potrà dare credito ad un’opera di questa portata! Ho ascoltato tutto di Townsend ma con questo disco si è superato, si va ben oltre Ocean Machine

    Reply

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