Arkayic Revolt – Recensione: Death’s River

Nonostante un certo seguito maturato negli ultimi anni il movimento revival thrash-metal non gode certo di una qualità media elevata. Lentamente qualcosa sta cambiando però e l’arrivo sul mercato di una band non certo fenomenale, ma di spessore tecnico-compositivo credibile come gli Arkayic Revolt rappresenta un altro piccolo tassello in questo mosaico ancora in costruzione. I nostri non cercano di inventare proprio nulla e l’ispirazione nel classico suono della bay-area è tanto evidente da mettere “Death’s River” nello stesso calderone degli album minori di tanti anni fa. Una carenza di inventiva che però non significa mancanza di qualità, perché i dieci brani qui raccolti possiedono quella struttura non semplicistica che nel genere ha fatto la fortuna di molte band e l’alternarsi di ritmiche azzeccate e assoli ben eseguiti è certezza di apprezzamento da parte dei seguaci del thrash vecchia maniera. In più punti emerge piacevolmente l’influenza del più melodico thrash europeo (Artillery soprattutto) e qualche riff che rimanda inevitabilmente ai conterranei maestosi Annihilator. L’aspetto su cui la band ci pare dover lavorare ancora è invece quello delle linee vocali: troppo poco incisive e penalizzate dalla timbrica piatta del singer/chitarrista Darryl Fletcher. Brani dal sapore classico e dalla foga esecutiva trascinante come “Dig Your Own Grave”, “Blood Will Follow Blood” e “From Hell” restano però un biglietto da visita che non tutti possono permettersi di sventolare nell’underground contemporaneo. Una buona band che può solo migliorare.

Voto recensore
7
Etichetta: Punishement 18 / Adromeda

Anno: 2010

Tracklist:

01. Blood Will Follow Blood
02. From Hell
03. Cohesive Disembodiment
04. Operation Overlord
05. Feed Them Fire
06. Maelstrom
07. Wrath of Poseidon
08. Dig Your Own Grave
09. Beware The Nothing
10. Death's River


Sito Web: http://www.myspace.com/arkayicrevolt

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login