Deathless Legacy – Recensione: Saturnalia

Fondati a Pisa nel 2005 come tribute band dei Death SS, i Deathless Legacy sono una realtà horror metal autrice – come recita la loro stessa bio – di spettacoli composti da bizzarri eventi musico-teatrali, arricchiti da performance e scenografie, incentrati su tematiche splatter-esoteriche, streghe, sabba e rituali magici. Il gusto per le atmosfere care a Howard Phillips Lovecraft ed Edgar Allan Poe ha quindi accompagnato la band fin dagli esordi discografici del 2014, stimolandola ad una ricerca espressiva che ha sempre contemplato sia l’aspetto sonoro che quello visuale. “Saturnalia” costituisce il quinto episodio della discografia dei toscani e si presenta come un progetto coraggioso per la forma nel quale viene proposto: recensiamo infatti un ibrido album / cortometraggio che è possibile fruire sia dal punto di vista audiovisivo che da quello solamente sonoro, grazie alla doppia edizione curata da Scarlet Records.

La storia di cospirazioni, sgambetti e reversibili omicidi nella quale si muove lo schiavo Lucius, ambientata nell’antica Roma, è il presupposto sul quale si sviluppa una suite gotica di ventiquattro minuti che avrebbe trovato tranquillamente posto nella colonna sonora di “Phenomena” (Dario Argento, 1985), se solo fosse stata elaborata trentacinque anni fa. Potente ed allo stesso tempo atmosferico, “Saturnalia” esprime un metal sinfonico assolutamente convincente, suddiviso in una serie di brevi passaggi/assaggi che raramente assumono l’estensione di un brano compiuto. Fluidità dell’impianto è la parola d’ordine: tastiere, doppia cassa e cori si alternano sotto ai riflettori in un rincorrersi continuo ed interessante per la qualità degli arrangiamenti, il dinamismo delle ritmiche, la forza evocativa degli intermezzi e l’ottima qualità della produzione, grazie alla quale “Saturnalia” suona come un disco vero e pesante, al contrario di altri esperimenti che per un eccesso di planning e sofisticazione finiscono per perdere ogni traccia di mordente. Forte di questa struttura il disco assomiglia più ad un EP sufficientemente vario che non ad un unico brano troppo lungo, nonostante la sintesi con la quale ogni momento viene proposto non regali mai la soddisfazione di avere ascoltato una bella canzone, almeno nel suo senso più tradizionalmente appagante. Tuttavia gli spunti davvero interessanti non mancano: nella parte finale, in particolare, il quintetto si produce in una divagazione degna dei migliori Vision Divine, per la qualità dell’orchestrazione ed il modo in cui le parti cantate la supportano, quasi fossero uno strumento aggiunto. La prova di Steva Deathless alla voce merita una positiva menzione: Eleonora, che si tiene a debita distanza dalle abusate tonalità da soprano, sa essere ora dolce e struggente, ora più aggressiva e graffiante, cambiando registro con facilità ed apparendo sempre in sicuro controllo.

In virtù della natura multimediale del progetto, il cortometraggio diretto da Andrea Falaschi non vuole essere considerato un semplice extra e nemmeno un veicolo promozionale dello stesso ma, al contrario, ne costituisce una parte integrante, dal momento che solo la combinazione di audio e video pare in grado di mostrare il vero spessore di “Saturnalia” e restituirlo allo spettatore nella sua pienezza e complessità narrativa. Benchè visivamente e grammaticalmente non sempre accurata, la vendetta dello schiavo Lucius è raccontata con un buon impatto scenico, con un utilizzo selettivo del colore, con una teatralità meccanica che richiama nelle movenze il cinema delle origini (“Metropolis”, 1927) ed un montaggio che si fa più serrato con l’avvicinarsi dell’avvincente confronto finale. La simbiosi tra impianto musicale e cinematografico è totale e permette di individuare facilmente i momenti – “It’s not your time, yet, wake up!” – che costituiscono i cardini sui quali si sviluppa il racconto: gli attori/musicisti fanno del loro massimo per calarsi nella parte, la combinazione con il green screen è sufficientemente efficace e pure la sussurrata avvenenza della sacerdotessa Laverna/Steva non guasta alla generale appetibilità dell’insieme.

Saturnalia” regala un’esperienza breve ma intensa, ricca di idee ed affascinante per la vitalità della sua forza espressiva. E’ un’opera che permette di percepire una tensione artistica ed un’aspirazione, di cogliere una band nel fervore del suo momento creativo, di stuzzicare l’attenzione verso la precedente discografia o – ancora meglio – la prossima esibizione dal vivo. Il fatto che un formato originale come quello “monotraccia” funzioni così bene per stimolare l’ascoltatore in tanti modi diversi racconta di un progetto intelligente, funzionale e consapevole, e di una band che, affidandosi con dedizione ed impegno alle ripide fortune di un’impresa speciale, un po’ speciale anch’essa lo deve pur essere.

Etichetta: Scarlet Records

Anno: 2020

Tracklist: 01. Saturnalia
Sito Web: deathlesslegacy.it

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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