Deathless Legacy – Recensione: Dance With Devils

Non è passato nemmeno un anno dall’ottimo “The Gathering” ed ecco tornare sul mercato discografico i Deathless Legacy con “Dance With Devils”. I “mostri” toscani, che nel loro aspetto teatrale ricordano un po’ i Death SS (a inizio carriera erano effettivamente dediti a un loro tributo), hanno elaborato ormai un sound caratteristico, questo adrenalinico “horror metal” che altro non è se non un hard’n’heavy potente e arioso, ricco di influenze che vanno dai seventies al power di fine ‘90 e tanta, tanta energia.

“Dance With Devils”, un album che le note biografiche descrivono come incentrato sulla figura delle streghe, è introdotto da una cover dal profondo significato simbolico (rimandiamo alla pagina Facebook del gruppo per ulteriori dettagli) e contiene undici brani nuovi di zecca che i fan apprezzeranno da subito. I Deathless Legacy si rivelano ancora una volta molto bravi nel trovare linee melodiche accattivanti, dei refrain tra l’epico e il teatrale che ben si accompagnano alle tematiche noir e, più semplicemente, nel creare delle buone canzoni che ascolteresti più volte e volentieri.

Ogni elemento è al proprio posto: Steva è una vocalist dotata di un timbro energico e ruvido, parecchio versatile e capace di adeguarsi ai momenti più ragionati senza difficoltà (ad esempio nel bel singolo “Headless Horseman”) mentre Gianni El “Calavèr”, infila alcuni assoli intriganti nei momenti di maggiore tensione. La sezione ritmica di Frater Orion (batteria) e di C-AG1318 (basso) non fa prigionieri e le tastiere di Alessio “Pater Blaurot” Lucatti (già nei Vision Divine) accompagnano al meglio le atmosfere dei pezzi, pescando un po’ dal synthpop nei brani dal flavour moderno (“Heresy”) e dai seventies con il suono dell’hammond, ad esempio in “Lucifer” e nella divertente “Creatures Of The Night”, un pezzo di metal/cabaret che dimostra come ai nostri Deathless Legacy non manchi nemmeno una certa dose di ironia.

Senza inventare nulla, i toscani ci gratificano di canzoni senza cedimenti, ottimo metal funzionale in ogni nota. La cura maniacale degli arrangiamenti, con tanto di intro sinfoniche (“Join The Sabbath”) e la presenza del violino (“Voivode”), sono il valore aggiunto di un album che proprio non ha mancanze e si permette pure, tornando un po’ a quella vena ironica sopra accennata, di citare Beethoven in “Curse Of The Waltz”. Bravi e bentornati.

deathless-legacy-dance-with-devils-cover

Voto recensore
7,5
Etichetta: Scarlet Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Dance With Devils 02. Join The Sabbath 03. Heresy 04. Witches’ Brew 05. Headless Horseman 06. The Black Oak 07. Lucifer 08. Voivode 09. Curse Of The Waltz 10. Devilborn 11. Creatures Of The Night
Sito Web: http://www.deathlesslegacy.it/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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