Asphyx – Recensione: Death… The Brutal Way

Questo si che si chiama dare al pubblico quello che vuole sentire. La coppia Bagbus/Van Drunen si riforma con l’intento di riprendere in mano quello stile che aveva reso unici i primi due album a nome Asphyx e il risultato è indubbiamente all’altezza di tale proposito. Death metal ultra-classico, percorso da rallentamenti doomeggianti e puntellato dalla voce scartavetrata di Van Drunen. Tutto al servizio di brani che non hanno certo nulla di innovativo, ma che godono di quella timbrica particolare che fin dai primi secondi di ogni pezzo fa gridare il nome Asphyx. Si tratta senza discussione di un’operazione nostalgia, ma a differenza di altri gli Asphyx dimostrano di avere ancora argomenti. Soprattutto sanno scrivere brani sulle loro vecchie corde senza scimmiottare la produzione precedente (chi ha detto Pestilence?). Se si ama il genere non ci si stufa presto di mazzate come “Scorbutics”, ” Eisenbahnmörser” e la title-track, mentre i momenti più doom – come “Asphyx II” e l’incipit di “Cape Horn” – sanno davvero di quel putrido in disfacimento finale che nessuno ha saputo rendere meglio di loro nel genere. Il nostro premio per la miglior song va però alla spaziale “Black Hole Storm”; un vero inno alla distruzione, con tanto di rallentamenti funebri e ripartenze fulminanti. E’ un peccato che manchi all’appello il chitarrista storico Eric Daniels, ma è altrettanto indiscutibile che il nuovo entrato Paul Baayens (già con gli Hail Of Bullets) faccia il suo dovere nei migliori dei modi. Un rientro con i fiocchi.

Voto recensore
7
Etichetta: Century Media / Emi

Anno: 2009

Tracklist:

01. Scorbutics 04:26

02. The Herald 03:33

03. Bloodswamp 03:56

04. Death The Brutal Way 03:52

05. Asphyx II (They Died As They Marched) 06:40

06. Eisenbahnmörser 05:42

07. Black Hole Storm 05:35

08. Riflegun Redeemer 05:40

09. Cape Horn 06:53

10. The Saw, The Torture, The Pain 03:10


Sito Web: http://www.myspace.com/officialasphyx

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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