Death – Recensione: Spiritual Healing

Ci sono dischi che contengono al proprio interno i germi di un cambiamento, di uno stravolgimento radicale delle sonorità di una band. In molti casi, questi platter precedono i capolavori del gruppo e per questo vengono offuscati, messi in secondo piano. È ciò che è successo a “Spiritual Healing”, disco dei mai troppo osannati Death.

Uscito originariamente nel 1990, il terzo vagito del combo statunitense guidato da Chuck Schuldiner spiana la strada verso una svolta Technical che porterà poi alla pubblicazione a perle di tecnicismo musicali quali “Human” (1991) e “Individual Thought Patterns” (1993). Non solo: l’aspetto Gore dei testi che ha inequivocabilmente segnato l’esordio “Scream Bloody Gore” (1987) e il successivo “Leprosy” (1988)  lascia definitivamente il posto a tematiche sociali ben più forti – l’aborto, le droghe in questo caso – frutto del pungente spirito critico di Schuldiner e dell’importante processo di maturazione del leader dei Death.

La formazione è la stessa che ha registrato “Leprosy”, fatta salva l’unica eccezione rappresentata dall’ingresso dell’allora giovanissimo chitarrista James Murphy al posto dell’uscente Rick Rozz, licenziato per divergenze con il resto della band. La marcia che porta alla pubblicazione di “Spiritual Healing”, dunque, è segnata da questi piccoli tasselli, fondamentali per la riuscita di un disco di assoluto valore, soprattutto se consideriamo l’importanza che ricoprirà nel prosieguo della carriera dei Death e, più in generale, per la nascita del Technical Death Metal.

Questo sottogenere musicale, infatti, muove i suoi primi passi proprio tra i solchi di questo full-lenght: brani articolati, ultra tecnici in cui accelerazioni fulminanti si alternano a brusche frenate, in un’alternanza di up e mid-tempo di grande effetto. La furia concettuale trova il suo equilibrio con la perizia esecutiva, in un gioco delle parti perfettamente riuscito e funzionale. Ogni brano unisce questi elementi, gioca con umori volubili e li sublima tra le note di brani quali l’openerLiving Mostrosity” o l’altrettanto brutale “Defensive Personalities”.

Sul solido muro di riff suonati da Schuldiner e Murphy si aggiunge la sezioni ritmica a opera di Terry Butler (basso) e Bill Andrews (batteria), sempre precisa e potente a supportare i virtuosismi solisti dei due chitarristi: esplicativa in tal senso sono le superbe “Low Life” e “Killing Spree”. Racchiude al suo interno il manifesto programmatico dei Death la superlativa title track, oltre sette minuti in cui dar fondo a una profonda riflessione filosofica, sorretta da un growl graffiante e sempre espressivo e da una struttura complessa nell’articolazione ma assolutamente scorrevole e mai banale.

All’intero della discografia dei Death, “Spiritual Healing” rappresenta una gemma grezza che anticipa soluzioni e tematiche che la band amplierà nei suoi lavori successivi. Un lavoro eccellente che avrebbe fatto la fortuna di tanti altri gruppi; un lavoro eccellente fondamentale per comprendere lo sviluppo umano e musicale del compianto Chuck Schuldiner.

 

DEATH – Spiritual Healing

Etichetta: Mutilation Music

Anno: 1990

Tracklist: 01. Living Monstrosity 02. Altering The Future 03. Defensive Personalities 04. Within The Mind 05. Spiritual Healing 06. Low Life 07. Genetic Reconstruction 08. Killing Spree
Sito Web: https://death.bandcamp.com/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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