Madder Mortem – Recensione: Deadlands

Hanno asciugato la schizofrenia del precedente ‘All Flesh Is Grass’, riprendendo le matrici wave ed impastandole con la grande personalità dei singoli. ‘Deadlands’ ha un chiaro confine metal rispetto all’episodio precedente, ma muove sinuosamente il proprio sviluppo sui lidi di Atrox meno dilatati nei neuroni dalla dipendenza attitudinale ai King Crimson. Insomma, come se gli Atrox fossero più attenti alle canzoni e meno al lato onirico della loro arte, come se Nina Hagen e certo punk tedesco potesse ingentilirsi, come se Diamanda Galas canticchiasse qualcosa commissionatole da John Paul Jones sopra il caos controllato del resto della band. Agnete è padrona della situazione e delle linee vocali mai banali o malate d’ovvio, ago della bilancia di una pazzia controllata che diventa man mano il marchio di fabbrica di ‘Deadlands’ sia nella deviata corrispondenza degli elementi di ‘Omnivore’ che nella più dilatata e profonda ‘Rust Cleansing’ vero e proprio ottovolante sonoro fra gli umori del gruppo. Altro punto di notevole interesse, la ritmica garage applicata ai giri prog di ‘Distance Will Save Us’, assoluta disconnessione delle barriere e di ciò che potremmo in qualche modo descrivere con un’etichetta per quanto pertinente questa possa essere. ‘Jigsaw’ sembra invece il monito imperativo di un cervello alla deriva, sfilacciato e greve, impossibile come il completamento appunto di un puzzle al quale mancano dei contorni definiti che non arrivano nemmeno con la canzone che intitola la raccolta, rinviati sine die ed affogati anche nei dieci minuti del saluto di ‘Resonatine’, soffice commiato che si satura prima del finale dove la presenza di Madder Mortem diventa una uscita di scena in punta di piedi lasciando nella stanza solo l’alone della Necropoli.

Voto recensore
8
Etichetta: Century Media / Self

Anno: 2002

Tracklist: Enter / Necropol Lit / Omnivore / Rust Cleansing / Faceless / Distance Will Save Us / Silverspine / Jigsaw / Deadlands / Resonatine

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