Dead Lord – Recensione: Heads Held High

Approfittiamo della consueta tregua di fine anno per recuperare e rendervi conto di “Heads Held High”, secondo album per gli svedesi Dead Lord uscito la scorsa estate. Il disco costituisce un onesto prodotto di retro rock decisamente debitore degli anni ’70, che però scorre agile e senza intoppi dall’inizio alla fine. Il platter non ci fa sobbalzare o provare chissà quale sussulto, ma gli estimatori del genere comunque apprezzeranno.

Tutte le tracce rientrano nel recinto dell’hard rock pacato e melodico, ma intrigante e pervaso da un certo senso di mistero, che ricorda da vicino band quali i Blue Oyster Cult o i primi Black Sabbath. Già le iniziali “Farewell” e “Ruins”, con il loro suono ruvido e le loro melodie malinconiche, ci danno le linee guida per interpretare l’intera opera, dal momento che le altre canzoni seguono il loro solco. La monotonia si rivela insomma il punto debole dell’album e a rompere un po’ lo schema generale ci pensano giusto le più heavy e ritmate “When History Repeats Itself” e “Don’t Give A Damn”; notevole in ogni caso anche la drammatica e cadenzata “The Bold Move”.

I Dead Lord si confermano rispettabili mestieranti dell’hard rock, il cui obiettivo è probabilmente quello di suonare la musica che a loro piace senza dover renderne conto a nessuno. Il presente “Heads Held High” rispecchia in pieno tale attitudine e rappresenta in fin dei conti una release di discreto livello.

Dead Lord - Heads Held High artwork

Voto recensore
6,5
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2015

Tracklist: 01. Farewell 02. Ruins 03. Mindless 04. No Regrets 05. Cold Hearted Madness 06. Strained Fools 07. When History Repeats Itself 08. The Bold Move 09. Don’t Give A Damn 10. With Heads Held High
Sito Web: http://www.deadlord.com

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

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