Arkenstone – Recensione: Dead Human Resource

Loro si definiscono modern thrasher. Noi di moderno nel loro stile ci sentiamo davvero poco, ma siamo contenti di ritrovare in “Dead Human Resource” una certa abilità nel condire la radice thrash classica con elementi addebitabili al power, al groove-thrash e allo speed teutonico. La band gode in realtà di una certa esperienza (esistono dal 1997), il che probabilmente spiega la maturità riscontrabile nel songwriting e una certa differenza stilistica disseminata tra le tracce. Una varietà che forse diventa fin eccessiva, visto che in una ventina di minuti di ascolto vengono in mente dagli Iced Earth agli Iron Maiden, dagli Annihilator ai Pantera, fino ai Gamma Ray e agli In Flames. Di buono c’è che in realtà i cretesi Arkenstone non copiano mai, cercando invece di miscelare gli ingredienti a disposizione con un minimo di personalità. E non facendo mai venire meno immediatezza nei ritornelli e un certo gusto negli assoli. Un po’ contestabile ci pare solo l’utilizzo in alcuni momenti di vocals troppo aggressive, quasi death metal oriented, che tolgono peso specifico alle armonizzazioni ben presenti anche nei momenti più pesanti. Non sono dei fenomeni, sia ben chiaro, ma nell’insieme riescono a fare la loro più che discreta figura con buone doti da presentare ed esperienza sufficiente a garantire credibilità. Un nome in più da segnare per gli appassionati del metallone a 360 gradi e che promette molto bene. Pare addirittura che lo stesso Bruce Dickinson sia rimasto colpito da loro trasmettendo due brani nel suo programma radio alla BBC… quale miglior credenziale per il futuro…

Voto recensore
7
Etichetta: Casket Music

Anno: 2008

Tracklist:

01. Fall
02. Psychopath’s Salvation
03. Blame
04. Righteous Murderer
05. Forever More
06. Eyes Of The Dark
07. Majestic Tales Untold
08. World Of Corruption
09. Pain Horror Stigmata
10. Dead Human Resource


Sito Web: http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendid=120625222

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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