Katatonia – Recensione: Dead End Kings

I maestri del crepuscolo sono tornati. Se il precedente “Night Is The New Day” (2009) vedeva il gruppo svedese esplorare sonorità dimesse e malinconiche, il nuovo “Dead End Kings” mostra un ensemble più aggressivo e capace di recuperare pienamente la propria anima metal senza per questo spezzare il percorso evolutivo che ha fatto degli svedesi la creatura multiforme che sono oggi, capace di dilatare lo stile doom/death metal degli esordi fino a renderlo idoneo ai territori del progressive e del post-rock. Ma i Katatonia hanno un lato oscuro e malinconico preponderante, un’essenza necessaria e ulteriormente sviluppata. I passaggi di pianoforte dell’opener “The Parting” suscitano già i brividi, ma l’impressione che a vincere sia la melodia sfuma nel forte impatto dei riff di chitarra tagliente e di una sezione ritmica estremamente diretta. Un aspetto che per la verità si ripropone in più episodi, in perenne equilibrio tra un disperato romanticismo e urla di rabbia espresse dalla muscolarità degli strumenti. “Lethean” e “Dead Letters” sono un ottimo esempio di questo suono rarefatto e compresso. “The One You Are Looking For Is Not Here”, che vede Jonas Renkse duettare con la brava Silje Wergeland (The Gathering), è un brano che si muove tra suggestioni acustiche e venature pinkfloydiane, memore di come un progressive rock che ha fatto propria la lezione impartita dai seventies sia comunque indispensabile all’economia del sound, come notiamo in “Buildings”, “Ambitions” e “First Prayer”. E’ palese inoltre come oggi, più che in passato, i nostri pongano una cura quasi maniacale nella ricerca di refrain sensuali e melodie vincenti, senza però cadere nelle necessità da classifica, ma facendo leva su di un delicato torpore. E’ concesso anche un certo spazio alla sperimentazione, come ad esempio in “Leech”, sprazzo onirico che si muove tra il metal e lo space rock, o ancora nelle cupe sfumature elettroniche diluite nell’ascolto. “Dead End Kings” segna il ritorno di una band che non cambia pelle in modo significativo ma riesce sempre a regalare profonde emozioni, maneggiando con sapienza il proprio io.

Voto recensore
8
Etichetta: Peaceville / Audioglobe

Anno: 2012

Tracklist:

 

01. The Parting
02. The One You Are Looking for is Not Here
03. Hypnone
04. The Racing Heart
05. Buildings
06. Leech
07. Ambitions
08. Undo You
09. Lethean
10. First Prayer
11. Dead Letters


Sito Web: katatonia.com

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Alberto Capettini

    Spettacolo!!! Comprata l’ed. digibook!!!

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  2. Edoardo Tacconi

    Questo è un album veramente complesso e maturo. Ci sono degli arrangiamenti che saltano fuori ad ogni riascolto, armonizzazioni decisamente ponderate e una malinconia che rasenta la perfezione a mio avviso.
    Il migliore fin ad ora di loro.

    Reply

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