Aina – Recensione: Days Of Rising Doom

Sarà dovuto all’innato senso di giustizia del Dio Del Metallo, ma l’irreprensibile Sascha Paeth, dopo essere stato uno dei musicisti meno capiti dell’intera scena tedesca con i suoi Heavens Gate, sembra destinato come produttore a legare indissolubilmente il proprio nome ad opere dall’importanza decisiva. E così, dopo essere stato il padrino dell’hollywood-metal di casa Rhapsody il nostro mette insieme una squadra da brivido per eseguire un delitto su commissione: cambiare il circo del true-metal per sempre. Non c’è dubbio infatti che in ‘Days Of Rising Doom’ trovino dimora tutti i cliché di un genere che amato o odiato che sia ha sempre saputo smuovere gli animi: abbiamo in primo luogo una storia fantasy, scritta dall’avvenente e bravissima cantante Amanda Somerville. Non mancano poi le parti speed, le melodie zuccherose, gli elementi da colonna sonora, le orchestrazioni magniloquenti, l’epicità delle linee vocali etc… Tutto questo non significa però che ci si possa adagiare sul concetto di ‘già sentito’ con aria di sufficienza. Innanzitutto c’è un lavoro di composizione incredibile messo in atto in gran parte da Robert Hunecke-Rizzo con costruzioni armoniche mai sfruttate in modo tanto perfetto. E poi c’è il cast: da Glen Hughes a Michael Kiske, da bravissimi Thomas Rettke e Damien Wilson ai più conosciuti André Matos e Tobias Sammet, fino ad Olaf Hayer. Molto brave anche le cantanti: la stessa Amanda, Sass Jordan, Simone Simmons, Cinzia Rizzo e Candice Night. Il bello è che questo schieramento viene giostrato in modo fantastico da Sascha Paeth che, come il più abile dei direttori d’orchestra, ritaglia ad ognuno lo spazio giusto in un equilibrio di stili e modelli melodici dal gusto senza pari. Proprio in questo risiede l’arma vincente di Aina: mai un passaggio sgraziato, mai una forzatura. Troppa infine la ricchezza di contenuti per scendere nel dettaglio, vi basti sapere solo che ogni passaggio, ogni arrangiamento, ogni più piccolo particolare sono curati in modo maniacale e ad ogni ascolto emerge qualcosa di nuovo. Tutto costruito a tavolino? Platealmente. Ma se questi sono i risultati ben venga questo spregio dell’arte come spontaneità. Da oggi il symphonic-fantasy metal ha un altro punto fermo. Forse il più solido e maturo di sempre.

Voto recensore
9
Etichetta: Transmission / Frontiers

Anno: 2004

Tracklist:

CD 1:
01. Aina Overture
02. Revelations
03. Silver Maiden
04. Flight Of Torek
05. Naschtok Is Born
06. The Beast Within
07. The Siege Of Aina
08. Talon’s Last Hope
09. Rape Of Oria
10. Son Of Sorvahr
11. Serendipty
12. Lalae Amer
13. Rebellion
14. Oriana’s Wrath
15. Restoration

CD 2:
01. The Story Of Aina (instrumental)
02. The Beast Within (single Version)
03. Ve Toura Sol (Rape Of Torek) (ainae Version)
04. Flight Of Torek (single Version)
05. Silver Maiden (alternative Version)
06. Talon’s Last Hope (demo)
07. The Siege Of Aina (single Version)
08. The Story Of Aina

DVD:
01. The Beast Within (single Version: Music Video 3D Computer Animation)
02. The Making Of Aina
03. The Story Of Aina (Moving Story Board)
04. Slide Show
05. Artwork
06. Audio Settings
07. Credits


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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