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David Lee Roth – Recensione: Skyscraper

Nuovamente una formazione di tutto rispetto per il secondo album della carriera solista di David Lee Roth. “Skyscraper” infatti vanta ancora la presenza di Steve Vai alla chitarra, di Billy Sheehan al basso e di Gregg Bissonette alla batteria. Nonostante la formazione principale sia la stessa del suo predecessore, il luccicante, platinato e divertentissimo “Eat ‘Em And Smile“, il secondogenito del Roth solista presenta molte differenze rispetto al fratello maggiore, e in generale è sempre stato visto come un lavoro più complesso e leggermente più ostico all’ascolto. Nonostante gli ottimi dati di vendita e il raggiungimento del sesto posto in classifica, c’è solo un brano, tra quelli che compongono “Skyscraper”, che è sopravvissuto senza problemi alla prova degli anni, restando poi uno dei pezzi più noti della carriera di Roth solista, ovvero “Just Like Paradise“. Rispetto all’album precedente, “Skyscraper” è infatti un lavoro più complesso e cerebrale, privo quasi completamente di quei pezzi glitterati che tanto hanno fatto per l’hard rock degli anni ’80, influenzato maggiormente dal lavoro di Steve Vai, che infatti ne fu anche il produttore, e con una rilevanza molto maggiore delle tastiere ad opera dell’ottimo Brett Tuggle. Ci sono ancora, certamente, molti elementi tipici del sound di David Lee Roth, come ad esempio il boogie scatenato di “The Bottom Line“, così come coesistono scorribande su territori meno conosciuti per Roth, come la ballad acustica “Damn Good“, per non parlare degli accompagnamenti strumentali della title track, che la avvicinano in certi momenti alla fusion; tutto questo a dimostrazione dell’enorme versatilità dell’artista e dello speciale stato di grazia in cui Roth ha versato per tutti gli anni ’80. “Skyscraper” è senza dubbio un disco da andare a riscoprire e che può riservare ancora molte sorprese al di là dei grandi successi da classifica che hanno affollato il percorso artistico di Roth.
Il tour promozionale di “Skyscraper” passò anche dall’Italia, e la band senza Sheehan ma con l’altrettanto bravo Matt Bissonette al basso si esibì al Palatrussardi di Milano in un live che chi era presene ricorda ancora come uno dei concerti più belli mai visti in assoluto. Beati loro.

david-lee-roth-skyscraper

Voto recensore
n.d.
Etichetta: Warner Broos Records

Anno: 1988

Tracklist: 011. Knucklebones

02. Just Like Paradise

03. The Bottom Line

04. Skyscraper

05. Damn Good

06. Hot Dog and a Shake

07. Stand Up

08. Hina

09. Perfect Timing

10. Two Fools a Minute
Sito Web: https://www.facebook.com/DavidLeeRoth/?fref=ts

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Alberto Capettini

    So many memories…

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  2. 5150 EVH

    Grandissimo Artista ….

    Reply

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