Darkthrone – Recensione: Arctic Thunder

“Un disco serio e primitivo”. E’ lo stesso Fenriz ad aver descritto in questo modo “Arctic Thunder” (il titolo è un omaggio a una cult band norvegese degli anni’80), dicissettesima prova in studio dei seminali Darkthrone.

Una band che non ha certo bisogno di presentazioni e protagonista di un percorso evolutivo lento ma costante che ha attraversato la furia primigenia del black e le contaminazioni punk’n’roll per arrivare a una odierna devozione all’heavy metal underground. Il paragone immediato con “The Underground Resistance” evidenzia alcune differenze che vanno a giustificare la definizione di Fenriz.

“Arctic Thunder” elabora senza dubbio le influenze vicine al metal classico manifestate dal gruppo nella più recente fase di carriera, ma le pone in un contesto plumbeo dove le atmosfere sono ben più ammiccanti a quelle del black, il cui fantasma aleggia sinistro per tutto l’ascolto. Attenzione però, “Arctic Thunder” non è un ritorno al passato, piuttosto una nuova manifestazione del sound epico, ruvido e narrow minded tanto caro al two-piece.

I fan della band, conoscendo i due loschi individui, avranno già capito che le novità finiscono qui. Sono pur sempre i Darkthrone e “Arctic Thunder” non è certo un album che vive di tecnicismi o introduce fattori sorpresa. Però è tutto maledettamente ben fatto e nei 40 minuti scarsi di ascolto viene una gran voglia di scapocciare, perchè la band continua a comporre pezzi coinvolgenti, pieni di groove e con quel pizzico di sarcastica ignoranza che a noi non dispiace affatto.

Basta ascoltare l’edita “Tundra Leech” per rendersene conto. Cadenzato diabolico dai tratti doomish, accoglie una parte dove i ritmi si velocizzano ed entrano atmosfere memori di un rozzo epic black, spazzate poi da un coinvolgente e fulmineo assolo di chitarra. La melodia portante convince subito e la voce di Nocturno Culto, una costante anche nel resto dell’album, si propone ruvida e sgraziata, senza entrare nei territori dello screaming.

La successiva “Burial Bliss” è più veloce e macina una serie di taglienti riff, ma a ben vedere è solo una sporadica concessione a quello speed ben più celebrato da “The Underground Resistance”. Qui vince l’andamento lento unito a riff ricorsivi e vorticosi, come notiamo in “Boreal Fiends” e in “Inbred Vermin”, due episodi che non fanno mancare qualche stilema dell’heavy classico (leggi un bell’assolone selvaggio) nè un groove rock à la Motörhead.

La band però insiste (e i risultati le danno ragione) sui tempi medi, offrendo tracce dal sapore epico e con un certo impatto emotivo come la titletrack e l’intensa “Deep Lake Tresspass”, memore della lezione impartita dai Bathory del periodo viking. Si chiude con “The Wyoming Distance”, episodio sui generis e rilettura del doom’n’roll attraverso la lente dei Darkthrone; una canzone piena di groove e un curioso siparietto comico finale.

E termina così l’ascolto di “Arctic Thunder”, un disco che certo non fa gridare al miracolo ma efficace in ogni sua sfumatura, dimostrazione di come il dinamico duo norvegese abbia sempre molte frecce al proprio arco.

Darkthrone - Arctic Thunder

 

Voto recensore
7
Etichetta: Peaceville Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Tundra Leach 02. Burial Bliss 03. Boreal Fiends 04. Inbred Vermin 05. Arctic Thunder 06. Throw Me Through The Marshes 07. Deep Lake Tresspass 08. The Wyoming Distance
Sito Web: https://www.facebook.com/pages/Darkthrone/101075189934422

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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