Tristania – Recensione: Darkest White

Avevamo lasciato i Tristania nel 2010 con “Rubicon”, un disco che faceva registrare un profondo cambio di line-up e segnava una reale era zero per i norvegesi. Un episodio che necessariamente si presentava come “di passaggio”, indispensabile per metabolizzare una trasformazione tanto sensibile; un platter gradevole, eseguito con tutta la cura del caso ma non in grado di decollare. Tre anni non sono di certo un’eternità, ma sono comunque sufficienti per amalgamare una squadra e farla rendere al meglio. Non sembra però che i Tristania vi siano riusciti, perché “Darkest White” non aggiunge nulla al suo (già di per sé poco intrigante) predecessore. Ancora una volta ci sono ben tre vocalist (l’italianissima Mariangela Demurtas, Kjetil Nordhus – che qualcuno ricorderà negli ottimi Green Carnation – voce maschile pulita e Anders Høyvik Hidle, chitarra e growl), il tutto è perfetto da un punto di vista formale, ma l’incisività e la voglia di dire qualcosa di realmente diverso sembrano essere messe da parte a favore del puro e semplice mestiere. Se ai tempi di “Rubicon” potevamo pure chiudere un occhio, oggi ci pare lecito pretendere qualcosa in più. Il disco, va detto, inizia molto bene con un trittico di brani avvincenti in cui sembra svilupparsi in modo più intenso la componente heavy, con l’anima sinfonica del gruppo che lascia lo spazio a chitarre graffianti e veloci e al growling maligno di Anders, senza rinunciare ad eleganti momenti melodici. In questo senso sono ottime la rutilante titletrack e ancora “Himmelfal”, dall’apporto sinfonico più cospicuo e pregiata da un refrain di grande impatto, mentre il resto dell’album tende a perdersi, a soffrire di un senso di ripetitività che non si riesce ad ignorare. Ne consegue che “Darkest White”, che ribadiamo non avere alcun difetto nella forma, finisce comunque per deludere, causa poco mordente e la mancata volontà di uscire dagli schemi del sempre più monotono panorama del symphonic gothic metal.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Napalm Records / Audioglobe

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Number
02.  Darkest White
03.  Himmelfal
04.  Requiem
05.  Diagnosis
06.  Scarling
07.  Night On Earth
08.  Cathedral (limited-edition bonus track)
09.  Lavender
10.  Cypher
11.  Arteries


Sito Web: www.tristania.com

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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  1. Francesco Giovannelli

    i tristania sono morti dopo aver realizzato beyond the veil!!!

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    • Aphelion

      Come darti torto? Per me sono due capolavori e capisaldi del gothic-metal. Il declino è cominciato quando è andato via Morten Veland, erano una grandissima band e potevano fare ancora molto a livello di Widow’s weeds e Beyond the veil, penso siano pentiti anche loro di aver sfasciato tutto. Peccato…

      Reply (in reply to Francesco Giovannelli)
  2. andrea

    ancora una volta in totale disaccordo 😉
    per me (fan di vecchia data, ci tengo a precisarlo) che avevo già amato rubicon “at first sight”, questo nuovo album ha del miracoloso: non solo a livello personale so già che diventerà il mio album preferito dei tristania finora ma lo ritengo (dopo già una decina di ascolti) anche oggettivamente un grandissimo disco; per me grandissimo songwriting, melodie favolose (Requiem, Number, Lavender), voci stratosferiche – kjetil nordhus è sicuramente uno dei miei cantanti preferiti, per non parlare della buona mariangela che è una delle migliori interpreti che abbia mai sentito. spiace vederli così deprezzati solo perché tanti vorrebbero growl a tutto spiano, voci liriche e testi stile “my dark angel has fallen in the darkness of my soul blablabla” 😀
    ma del resto io trovo morten veland talmente sopravvalutato…! 😉

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    • Andrea Sacchi

      Ciao Andrea, grazie per il tuo commento. Fa piacere ricevere un’opinione differente dalla mia quando è espressa in modo civile e costruttivo. Ti dirò, non critico assolutamente la performance di Kjetil e Mariangela, che trovo anch’io ottimi vocalist (Kjetil probabilmente lo ricorderai anche tu nei Green Carnation, band davvero eccellente), tantomeno il panorama lirico. Credimi, detesto i luoghi comuni del goth e mi fa certamente piacere che i Tristania non parlino di vampiri o di prencipesse ritrovate dopo quattro secoli tra gli oceani del tempo! Ciò che non ho gradito è piuttosto (visione personale e assolutamente opinabile) la mancanza di mordente in gran parte del disco, dove i nostri, che hanno ottime potenzialità, sembrano accontentarsi del bel compito senza sfruttare fino in fondo le forze in campo. Poi, ti assicuro, che un gruppo esprima il proprio concetto di “gotico” attraverso il death/doom o l’electro-pop, per me è del tutto secondario!
      Ciao, continua a seguirci

      Reply (in reply to andrea)
      • andrea

        grazie a te per la risposta, caro omonimo 😀 è proprio vero quel che dice un mio amico: andrea è il nome più inflazionato tra i metallari! 😀
        ho capito benissimo quel che intendi, alla fine è una sorta di visione soggettiva di quel che riteniamo oggettivo. nel senso: tu ritieni che pur essendo bravi musicisti non abbiano saputo forgiare qualcosa di alto livello, io penso il contrario; ma appunto non c’è nulla di sbagliato né in quello che dici tu né in quello che dico io. specifico un po’ meglio il mio punto di vista: diciamo che pur amando alla follia, tra altri generi, quel tipo di metal à la beyond the veil (ma ho sempre pensato che widow’s weeds fosse estremamente sopravvalutato e theatre of tragedy a parte, che ritengo parimenti dei grandissimi songwriters sia in campo doom che nel resto di quel che hanno fatto, penso ci siano un sacco di gruppi che hanno sfornato gioiellini ben più interessanti di widow’s weeds), penso che la musica dei tristania si sia evoluta in una maniera molto più raffinata ed elegante, pur mantenendo la sua essenza ed i suoi trademarks, se non migliorandoli o potenziandoli. per come la vedo io, alcuni gruppi sono stati in grado di fare lo stesso, altri invece si sono sì evoluti ma in qualche modo snaturandosi pur restando bravi musicisti. però vabbè, sono discorsi che potremmo fare per ore. e il max sarebbe davanti a qualche pinta di birra 😉

        Reply (in reply to Andrea Sacchi)

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