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Darkest Hour – Recensione: Godless Prophets & The Migrant Flora

“Godless Prophets & The Migrant Flora” è il nono full length degli americani Darkest Hour e vede la luce su Southern Lord Recordings dopo un crowdfunding che ha dimostrato l’affetto nei confronti del gruppo da parte dei fan che hanno visto l’evoluzione  fino all’ultimo CD omonimo del 2014 in cui i cinque di Washington prendevano una strada più sperimentale dalle forti inflessioni melodiche ma tenendo una qualità generale invidiabile che di certo non ha potuto portare a critiche di eccessiva commercialità.

Kurt Ballou forgia i suoni di questa nuova prova che vede il gradito ritorno -anche se solo in veste di collaboratore- del figliol prodigo Kris Norris, chitarrista straordinario che lasciò la band nel 2008: è importante sottolineare questi due aspetti, che vanno fortemente ad incidere sul prodotto finale, rendendolo uno dei lavori migliori dei Darkest Hour, in equilibrio fra il death metal di stampo svedese e un metalcore più tirato, giusto per avere due coordinate stilistiche. Una partenza a rotta di collo, spezzata solo da un break leggermente più melodico e da un assolo bruciante prima di un finale rallentato e corposo, giusto per fugare i dubbi sulla direzione intrapresa dal gruppo e, se “Knife In The Same Room” fa apprezzare il suono di ogni singolo interprete e l’insieme che ne nasce, “This Is The Truth” cala il primo asso di scuola nordeuropea death metal, dosata nei suoi componenti in maniera sapiente e con un assolo pregevole, puro e sentito. “Timeless Numbers” vede sugli scudi una batteria vero e proprio traino principale della canzone, destreggiandosi fra ritmiche varie fin dal principio in cui viene accompagnata da un riff più complicato che si ricorda bene così come il solo ispirato; l’inizio frontale e intransigente di “None Of This Is The Truth” si stempera in un break che spezza la tensione e porta verso una linea armonica più accessibile e con chitarre meno distorte prima della sfuriata finale che anticipa il maestoso inizio schiacciasassi di “The Flesh & The Flowers Of Death”, col suo repentino raddoppio di tempo che apre la strada alla voce e dimostra che a distanza di anni la specialità dei Darkest Hour è sempre incastrare melodie e mazzate violente con facilità e freschezza.

“Those Who Survived” è un altro assalto al’arma bianca, con una seconda parte che farà la gioia di ogni metalhead così come i due stop che si trovano nella canzone stessa, prima dell’altra bomba “Another Headless Ruler Of The Used” e della strumentale “Widowed”, che vede l’accostarsi di elettrico ed acustico rimandando a certe cose dei vecchi Metallica. Suoni sulfurei in apertura di “Enter Oblivion” sfociano in chitarre più orecchiabili e ci si avvia verso la fine di questo “Godless Prophets & The Migrant Flora” con tre pezzi dall’assoluto valore, fino all’ultima nota: “The Last Of The Monuments” è il brano più suggestivo del CD, con un brioso giro iniziale e sfuriate alternate ad arpeggi acustici ed un assolo melodico classicheggiante, mentre “In The Name Of Us All” è un delirio di potenza, feedback e colpi che arrivano da ogni parte, solo lievemente stemperati da brevi accenni più mainstream che conducono verso la conclusiva “Beneath It Sleeps”, dove chitarre pennellate anticipano la batteria ed il feedback prima di un riff potentissimo che segna una canzone fra le migliori di questo lavoro che si conclude con una deriva di acustiche e di riverberi sonori distorti.

I Darkest Hour riescono nuovamente nell’impresa di comporre e suonare un album che si stacca dalla media, risultando ispirati come poche altre volte in carriera e prendendo una deriva stilistica ancora diversa per loro ma sempre coerente: non facile dopo tanti anni di attività e con una qualità sempre da applausi.

Voto recensore
8
Etichetta: Southern Lord Recordings

Anno: 2017

Tracklist: 01. Knife In The Safe Room 02. This Is The Truth 03. Timeless Numbers 04. None Of This Is The Truth 05. The Flesh & The Flowers Of Death 06. Those Who Survived 07. Another Headless Ruler Of The Used 08. Widowed 09. Enter Oblivion 10. The Last Of The Monuments 11. In The Name Of Us All 12. Beneath It Sleeps
Sito Web: https://www.facebook.com/DarkestHourDudes/

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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