Testament – Recensione: Dark Roots Of Earth

Senza dubbio i Testament sono una delle band più amate del nostro genere, nel classic thrash forse solo un gradino sotto i più grandi e un nuovo album dopo ben quattro anni d’attesa è forse l’unica proposta musicale in grado di ravvivare l’attenzione del pubblico metal in un estate a dir poco apatica.

Presentato attraverso una lunga trafila promozionale ormai trascinata da mesi “Dark Roots Of Earth” arriva finalmente nei negozi e dopo tanto penare poter ascoltare l’album intero ha quasi un effetto liberatorio.

Il primo elemento a colpire è senza discussione la qualità straordinaria della produzione, pulita e martellante come da manuale per le migliori uscite attuali, un upgrade di quello che si usava negli anni ottanta che fortunatamente evita l’effetto di eccessivo “gonfiore” che molti amanti del suono nitido non riescono a digerire.

Nel merito delle song appare invece più che riconoscibile il tocco alla batteria di un maestro come Gene Hoglan, capace di insinuare ritmiche incalzanti e accelerazioni repentine anche nei passaggi apparentemente più melodici.

Niente da recriminare ovviamente anche sulla sempre eccellente prestazione vocale di Chuck Billy, da sempre uno degli interpreti più personali del genere (anche se non sempre tra i più variegati) che qui sceglie di usare un timbro a metà tra l’urlo al limite del growl e le tonalità più chiare che hanno come sempre il potere di infilare i ritornelli nella testa dell’ascoltatore.

Da rimarcare, come altrettanto prevedibile, anche la prestazione di Skolnick, sempre eccellente e riconoscibile nelle parti da solista e sicuramente più ispirato rispetto al lavoro precedente.

Proprio il paragone con “The Formation Of Damnation” ci fa capire quanto i Testament con “Dark Roots Of Earth” abbiano voluto recuperare immediatezza. Già le prime tracce diffuse in rete (“True American Hate” e “Native Blood”) si caratterizzavano per un forte impatto e una struttura sostanzialmente lineare e diretta, ma anche ascoltando il disco per intero la sensazione non muta.

Le song sono infatti molto varie come tipologia, quasi un riassunto della carriera, rifinite attraverso mille particolari e spesso assolutamente azzeccate, ma cercano comunque di rimanere dentro un formato di presa sicura.

Un brano scuro e bellissimo come la title track ne è dimostrazione, tanto facile da digerire quanto capace di non stancare. “Man Kills Mankind” ha invece il tipico incedere “saltellante” che avevano i brani migliori di “Practice What You Preach”, mentre “Rise Up” colpisce duro e dritto in faccia in perfetto stile “The Gathering”.

Anche i brani più lunghi, come “Throne Of Thorns” e la ballad “Cold Embrace” rimangono sempre ben ancorati ad una armonia centrale subito rintracciabile per elaborare intorno una conformazione più complessa (ma non troppo).

In “Dark Roots Of Earth” si possono trovare tutti gli elementi che rendono un disco thrash moderno e completo, fatto però conservando le caratteristiche peculiari della band e un fondo di orecchiabilità che non guasta mai. Come dire… un centro pieno.

Voto recensore
8
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2012

Tracklist:

01. ‘Rise Up’
02. ‘Native Blood’
03. ‘Dark Roots of Earth’
04. ‘True American Hate’
05. ‘A Day in the Death’
06. ‘Cold Embrace’
07. ‘Man Kills Mankind’
08. ‘Throne of Thorns’
09. ‘Last Stand for Independence’

Bonus Deluxe Edition Tracks:
10. ‘Dragon Attack’ (Queen cover)
11. ‘Animal Magnetism’ (Scorpions cover)
12. ‘Powerslave’ (Iron Maiden cover)
13. ‘Throne of Thornes’ (extended version)


Sito Web: http://testamentlegions.com/

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

8 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Genny Dark-Disciple Giansante

    Perchè sette anni???l’attesa è stata di quattro anni!!!!

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  2. Riccardo Manazza

    Si, quattro. Ho corretto… ma non so perché mi è venuto da scrivere sette… boh, sarà il caldo… ;D

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  3. Matteo Cavicchia

    Un’album così bello e immediato mi mancava da un bel pezzo!!!!!

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  4. Matteo Trotti

    L’album è molto bello, forse non è ai livelli di “The Gathering” ma sicuramente stacca di tanto “The Formation of Damnation”; devo ammettere che, nonostante solitamente non mi dicano più di tanto le cover, mi sono particolarmente piaciute le cover bonus.

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  5. science

    ALBUM PENOSO ! POVERO, ARIDO !

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    • luci di ferro

      @ Science ALBUM PENOSO 🙁 🙁 🙁 🙁 Addirittura!!! tu pensa che oltre i loro capolavori famosi legacy’ – new order’ – Practice What You Preach’ – gathering’- per il sottoscritto meritano anche altri album capolavoro come low’ adrenalina – ritual’ heavy metal di classe – demonic’ stupendo altro che! souls of black’ prende e come se prende. Una discografia eccellente che altri gruppi se la sognano. Anche Dark Roots Of Earth è un grande album, ho comprato metal maniac la rivista gli da un bel 9 su 10 anche rock hard lo ha promosso ” album of the month ” Tanti saluti, Science

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    • vittorio imbrogno

      science probabilmente l’hai ascoltato pochi secondi e poi sei corso al Pc a scrivere in questo modo.Prova ad ascoltarlo per bene e accuratamente e poi mi dirai…,anche a me all’inizio non ha preso piu’ di tanto…ma poi ho cambiato idea.Cmq il mio giudizio e’ 8,5

      Reply (in reply to science)

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