Dark Funeral – Recensione: Where Shadows Forever Reign

Una copertina blu dal feeling molto anni ‘90 rimanda immediatamente a “The Secrets Of The Black Arts” (d’altronde l’autore, Kristian “Necrolord” Wåhlin, è il medesimo), un album uscito in un periodo in cui molto era stato già detto dal black metal e che non ebbe tutte le fortune che spettarono ai colleghi norvegesi, ma di certo annoverabile tra le pietre miliari del genere. O per lo meno di uno dei modi di intenderlo.

E’ come se, due decenni più tardi, Lord Ahriman e i Dark Funeral volessero chiudere un ciclo e aprirne uno nuovo con “Where Shadows Forever Reign”, un disco atteso con interesse da chi segue la scena e più volte rimandato a causa di vicissitudini non proprio favorevoli alla band negli ultimi sette anni (“Angelus Exuro Pro Eternus” uscì nel 2009), tra cui l’abbandono dello storico frontman Emperor Magus Caligula, la prematura scomparsa dell’amico David “Blackmoon” Parland e ancora la non riuscita integrazione con Nachtgarm (Negator), inizialmente previsto come nuovo vocalist.

Ostacoli difficili ma superati e ora “Where Shadows Forever Reign” è realtà. Una bella realtà, diciamolo senza indugi, forse non un disco destinato a “scuotere le fondamenta della scena black metal” come Ahriman aveva di recente dichiarato con enfasi, ma dannatamente ben fatto. E i fan della band possono dormire sonni tranquilli, perché qui troveranno molto di quella formula a cui i Dark Funeral ci avevano abituati, c’è soltanto una maggiore attenzione per la melodia, per una insospettata orecchiabilità che fa capolino tra le pieghe del disco, ma che si esprime con melodie epiche e dal forte impatto.

Un disco che non inventa molto e che per forza di cosa punta sull’emozionalità, su quella forma canzone avvincente che in fondo gli svedesi hanno sempre adottato. In breve, “Where Shadows Forever Reign” è un disco di black metal tecnico e melodico con qualche passaggio death tipicamente made in Sweden, dove il trademark della band è riconoscibile e porta avanti senza scossoni ma con tutta la competenza del caso, il discorso interrotto con “Angelus Exuro Pro Eternus”. Suoni potenti e cesellati e una produzione ottima, accompagnano idealmente l’estro dell’ormai collaudata coppia di asce formata da Lord Ahriman e Chaq Mol, i cui dialoghi tra le chitarre sono il fulcro dell’album. Tocca a Andreas “Heljarmadr” Vingbäck il difficile compito di sostituire Caligula e pur non in possesso della stessa potenza, il nostro non lo fa rimpiangere, grazie ad un tono vocale versatile, graffiante nello screaming e suggestivo nelle rare ma presenti concessioni al pulito.

Un album che punta molto sulle emozioni e di conseguenza non fa mancare melodie diluite nel contesto solfureo ma di indubbia efficacia, sia quando i brani sono veloci ed esprimono il lato più violento del gruppo (“Unchain My Soul”), sia quando rallentano, talvolta sfiorando addirittura i lidi del doom (“As I Ascend”), dove i ritmi si dilatano, ferma restando una forte energia di fondo. Senza strafare ma con un forte senso dell’estetica del pezzo, brani come “Temple Of Ahriman”, “To Carve Another Wound” (qui vi sfidiamo a non lasciarvi trascinare dal chorus) e l’intensa titletrack, mostrano il valore di una band che supera la delicata fase di transizione con credibilità e senso pratico.

Dark Funeral

Voto recensore
7
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Unchain My Soul 02. As One We Shall Conquer 03. Beast Above Man 04. As I Ascend 05. Temple Of Ahriman 06. The Eternal Eclipse 07. To Carve Another Wound 08. Nail Them To The Cross 09. Where Shadows Forever Reign
Sito Web: http://www.darkfuneral.se/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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