Dark Forest – Recensione: Oak, Ash & Thorn

Ritornano sulle scene musicali i britannici Dark Forest, con un nuovo album intitolato “Oak, Ash & Thorn”, in uscita per la nostrana Cruz Del Sur Music. Sono passati quattro anni dall’ottimo “Beyond The Veil”, che aveva sancito il culmine di un percorso di crescita; la release del 2016 aveva, infatti, ottenuto elogi unanimi per la maturità compositiva e artistica raggiunta dal combo inglese (vi invito a leggere a tal proposito la nostra recensione). Christian Horton & soci mantengono ben salde le loro coordinate stilistiche, ovvero un heavy/power che richiama i Maiden, gli Helloween e i Gamma Ray per il loro approccio solare e positivo, impreziosito da echi folk (vengono in mente Skyclad per le melodie di stampo anglosassone, ma anche i nostri Elvenking) e richiami alla NWOBHM (anche se in misura minore rispetto al passato); hanno, inoltre, fatto tesoro del bel risultato ottenuto con “Beyond The Veil” e dell’esperienza acquisita in quasi vent’anni di carriera musicale. Le soluzioni derivative, scontate, quando non al limite del plagio in album come “Dawn of Infinity” e “The Awakening”, sembrano essere ormai un ricordo del passato.

Il platter in questione, già dall’aspetto meramente visivo, lascia pregustare un nuovo metaforico viaggio musicale e si presenta con un signor artwork di copertina, realizzato per la seconda volta di seguito dal grande illustratore Duncan Storr. Il titolo dell’album si ispira ad un poema di Rudyard Kipling dal titolo A Tree Song, che celebra la grandezza dei tre alberi sacri del folklore albionico e della religione druidica. Nella copertina, a ciascun albero corrisponde simbolicamente un’epoca della storia d’Inghilterra (rappresentata dalle tre figure in primo piano). Da tali premesse si può supporre che il disco mantenga quella stessa magia che aveva permeato il lavoro precedente. In effetti, “Oak, Ash & Thorn”, in continuità con “Beyond The Veil”, mantiene un livello medio/alto in termini di qualità e di fascino grazie, soprattutto, alle melodie solari dal gusto folk, sapientemente create dalla coppia di chitarre Jenkins/Horton. Tuttavia, si ravvisano delle défaillances. In primo luogo, l’assenza inspiegabile del basso, strumento fondamentale in fase ritmica/armonica. Questa incomprensibile mancanza influisce negativamente nell’economia generale dell’album. Si ravvisa un ulteriore neo, sorto probabilmente in fase di mixing, nell’impatto e nella potenza di alcuni passaggi: il sound delle chitarre, in certi frangenti, risulta troppo saturo e zuccheroso, quasi da cartoon.

Quanto detto non pregiudica, tuttavia, la qualità globale dell’album: esso contiene, infatti, dei pezzi molto validi. Tra questi, il breve strumentale d’apertura “Ælfscýne”, una suadente e suggestiva melodia folkeggiante in puro stile british, che introduce l’opener “Wayfarer’s Eve”, up-tempo maideniano dagli echi Blind Guardian/Gamma Ray/Skyclad, caratterizzato da un buon riff-rama e da passaggi vincenti soprattutto nei chorus, in cui viene ripresa la melodia principale del brano precedente.

I Dark Forest confermano uno dei loro punti forti: la capacità di saper rendere fluide e accattivanti anche le loro composizioni più lunghe e articolate. “Eadric’s Return”, ad esempio, è una cavalcata cadenzata tra power, NWOBHM e folk, caratterizzata da una buona dinamicità e da buoni riff, oltre che da un intro che ricorda i Bathory del periodo viking. L’arpeggio acustico iniziale di “Avalon Rising” sembra un ibrido tra The Number Of The Beast e The Clansman; il brano,però, non si fossilizza sulla sola componente Maiden e, nei suoi 7 minuti, si dipana fra epicità, aperture melodiche, rallentamenti, parti acustiche, folk e un ottimo riffing vario e ben costruito. Di sicuro uno dei brani migliori dell’intero lotto.

Anche la title-track (che, nell’impostazione, ricorda “Lore Of The Land” del precedente album) sintetizza al meglio le varie sfaccettature del sound dei britannici, senza risultare derivativa. Folklore, epicità e a tratti solennità (soprattutto nei chorus e nei brevi, ma ben studiati, arrangiamenti di stampo sinfonico) trasudano da questo brano, grazie anche alla prova del vocalist Josh Winnard, il quale ci prende per mano e ci fa viaggiare nella storia del suo Paese, tra mito e leggenda, attraverso i simbolici tre alberi cari alla tradizione celtica. Sarebbe stato opportuno, probabilmente, dare il giusto rilievo a una tale composizione, perfetta nel bilanciamento e nella ricchezza delle componenti, posizionandola a chiusura del disco.

L’unico brano fuori dal coro, che rifugge in buona parte l’atmosfera sognante/fantasy del full lenght, è “Relics”. La sensazione di straniamento non deriva tanto dalla struttura del brano, quanto da alcuni passaggi musicali fuori contesto: le chitarre, in diversi momenti, disegnano riff monocordi che, con la batteria, danno vita ad atmosfere dal sapore post rock/alternative, quasi shoegaze.

Nonostante qualche scelta azzardata e qualche sbavatura, dunque, “Oak, Ash & Thorn” risulta essere un disco che si lascia ascoltare con piacere, confermando il livello artistico di riguardo e l’avvenuta maturazione dei Dark Forest.

Etichetta: Cruz Del Sur Music

Anno: 2020

Tracklist: 1. Ælfscýne (1:25) 2. Wayfarer's Eve (5:24) 3. The Midnight Folk (5:10) 4. Relics (5:55) 5. Avalon Rising (7:15) 6. Oak, Ash & Thorn (11:55) 7. The Woodlander (4:43) 8. Eadric's Return (7:23) 9. Heart of the Rose (3:35)
Sito Web: https://www.facebook.com/Darkforestuk

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