Zero Hour – Recensione: Dark Deceiver

Ci sono alcuni modi di concepire il nostro amato genere che sembrano non aver sfondato la barriera di inizio millennio. Tra questi sicuramente il posto d’onore tocca al prog metal: dopo aver prodotto un numero di band impressionante per tutti gli anni novanta il movimento si è progressivamente (perdonate il gioco di parole…) disciolto nel disinteresse generale, lasciando, con qualche piccola eccezione, ai soli gruppi storici l’onere di tirare la carretta. Tra queste anomalie temporali un posto lo riserviamo anche agli Zero Hour, formazione dal successo tutt’altro che mastodontico, ma in grado di presentare credenziali non trascurabili di qualità tecnico compositiva e una carriera ormai di tutto rispetto. Il nuovo album è un acuto di quelli che non potranno lasciare indifferenti gli appassionati del genere. Non ci sono certo stravolgimenti stilistici, ma la miscela di base è già talmente ricca di sfumature da permettere probabilmente riformulazioni continue senza stancare più di tanto. Soprattutto quando le componenti trovano la proporzione giusta e si crea quella magia ormai rara per cui un’opera emoziona davvero. “Dark Deceiver” è tutto questo: ci appassiona con incastri ritmici intricatissimi e durissimi, ci cattura con variazioni improvvise e allo stesso tempo ci trascina lontano con inserti melodici vocali sorprendenti (merito dal bravissimo Chris Salinas, ex-Power Of Omens). E’ indubbio che la digeribilità non sia l’obiettivo primario della proposta, ma quello che si pretende da un disco del genere è evitare la complicazione inutile e la dimostrazione tecnica fine a se stessa, non certo di mostrare linearità. Un equilibrio che gli Zero Hour hanno trovato, inserendo nella composizione un’incredibile quantità di concetti e trame musicali, ma proponendo accostamenti funzionali nel comunicare un senso di compiutezza raro per un lavoro tanto astruso. La motivazione di tale stato di grazia ci pare essere la scelta di non deviare dal contesto con troppe forzature strumentali, mantenendo un senso armonico rintracciabile che permette lentamente di districare la matassa di cambi ritmici e controtempi stoppati. Disco immancabile per chi il genere lo ama e un buon punto di partenza per chi vuole riscoprire certe sonorità senza fermarsi per forza ai soliti nomi.

Voto recensore
8
Etichetta: Sensory / Andromeda

Anno: 2008

Tracklist: 01. The power to believe
02. Dark deceiver
03. Inner spirit
04. Resurrection
05. Tendonitits
06. The temple within
07. Lies
08. The passion of words
09. Severed angel

Sito Web: http://www.myspace.com/zerohourband

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