Arcana – Recensione: Dark Age Of Reason

1996: sono già passati un paio di lustri dal picco massimo di espansione del gothic rock, i numi tutelari delle derivazioni neoclassiche del genere (Dead Can Dance e Love Is Colder Than Death) hanno abbandonato da un pezzo le oscure atmosfere che li avevano resi famosi per virare con successo verso territori ethereal e world music, e restano quasi solo più gli statunitensi Lycia a reggere il vessillo di quella particolare new wave.

In questo contesto il progetto Arcana si proietta nel panorama underground confezionando un gioiello di rara bellezza intitolato “Dark Age Of Reason”, disco prodotto dalla Cold Meat Industry che con le sue melodie a cavallo tra marziale e neoclassico sa portare una ventata di nuovo tra le ‘solite’ uscite black-ambient e post-industrial curate fino a quel momento dalla gloriosa (e, ahinoi, defunta) etichetta del geniale Roger Karmanik. Devo dire che avendo la fortuna di ascoltare l’album in vinile posso apprezzarne ancora di più l’incedere veemente ma posato che, fondendo certe atmosfere maestose e solenni care agli In The Nursery con passaggi delicati e ricercati, dà vita quell’originale summa di sensazioni che il duo svedese riassume nel semplice ed efficace moniker; perfetta anche la scelta del celeberrimo Böcklin in copertina. Peter ‘Bjärgö’ Pettersson (fondatore del progetto 3 anni prima dell’uscita di “D.A.O.R.”) e Ida Bengtsson sanno alternare le loro voci intessendo trame che, intrecciandosi con tappeti di suadenti tastiere, conducono l’ascoltatore in ere passate, in mondi misteriosi e segreti accessibili solo grazie ai percorsi sonori nascosti ed ermetici che gli Arcana conoscono a menadito. A coloro che provano una certa noia/repulsione nei confronti del ‘neoclassical’, suggeriamo in questo caso di fare un’eccezione, e se vi accorgerete che il motivo della bellissima “Source Of Light” potrebbe tranquillamente comparire come intro su uno dei primi Dimmu Borgir, troverete molto intensa anche la strumentale title track, ammantata di un senso di avvolgente mistero; diamo per scontato che al termine di “The Song Of Mourning” vi verrà sicuramente voglia di riascoltare il disco daccapo…

In definitiva, come avrete capito dalla nostra retrospettiva, vi suggeriamo vivamente di lasciarvi rapire da queste trascinanti melodie tutte da (ri)scoprire, estremamente autoreferenziali quanto assolutamente avulse dalla realtà circostante odierna, ovunque vi troviate: questo fondamentale capitolo di ‘fulgido oscurantismo d’avanguardia’ era (ed è) sicuramente destinato ad un ristretto pubblico che sa cosa vuole: se ne fate già parte, o se vorrete provare per una volta a farne parte, buon ascolto (ad occhi chiusi).

P.S. a chi fosse interessato ad esplorare l’aspetto più ‘apocalittico-militaresco’ dei suoni generati dai synth di Pettersson consigliamo anche il suo side-project Sophia, che firmò a suo tempo una manciata di release davvero invidiabili.

Etichetta: Cold Meat Industry

Anno: 1996

Tracklist:
  1. Our God Weeps
  2. Angel Of Sorrow
  3. Source Of Light
  4. The Calm Before The Storm
  5. Dark Age Of Reason
  6. Like Statues In The Garden Of Dreaming
  7. The Oath
  8. ...For My Love
  9. Serenity

The Song Of Mourning


Sito Web: http://www.erebusodora.net/arcana/

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