Dordeduh – Recensione: Dar De Duh

Per chi non ne fosse al corrente i Dordeduh rappresentano il nuovo corso artistico del duo rumeno Hupogrammos e Sol Faur, storici componenti di quei Negură Bunget che hanno saputo innovare dall’interno il genere black, attraverso dischi fondamentali come “’N Crugu Bradului” (2002) e “Om” (2006).

Dopo la pubblicazione di un Ep (“Valea Omului”, 2010), andato presto esaurito, erano in molti ad attendere la concretizzazione del progetto Dordeduh in un full-length, e il nuovo nato “Dar De Duh” (Prophecy Productions) ripaga ampiamente le aspettative, riuscendo a riallacciare il discorso artistico e concettuale già finemente imbastito su “Om”: un black metal molto atmosferico e densamente popolato da suggestioni folk, la cui spiccata valenza di ricerca spirituale motiva il monicker scelto (it: Alla ricerca dello spirito).

Hupogrammos (voce, chitarre, tastiere, mandolino, salterio) e Sol Faur (chitarra, tastiere, toaca), accompagnati da Ovidiu Mihăiţă alle pelli, Flavius Misarăş al basso e Gallallin alle tastiere, evocano un corpus di simboli, immagini e pensieri che, tramite un personale viaggio di ricerca, congiungono la tradizione popolare/etnica rumena (la Dacia iperboreana) ad un presente nel quale l’iconoclastia black è posta al servizio della totale espressività.

Ogni strumento, ogni nota presenti in “Dar De Duh” sono attentamente ideati e composti per far vivere all’ascoltatore un’esperienza di trascendenza, come già l’incipit tribale/rituale di “Jind De Tronuri” fa percepire. E proprio questi due aggettivi fungono da cardine per la lettura dell’intero album, all’interno del quale percussioni primitive, pulsazioni di basso e strumenti folk sono lo scenario costante nel quale si muovono, come apparizioni nella nebbia, voci soffuse e urlate, chitarre acustiche e riff distorti.

Gli otto brani di cui consta l’album (due dei quali già editi su “Valea Omului”) scorrono senza soluzione di continuità, e anzi fade-out e fade-in si fondono ininterrottamente, per mantenere un sottofondo costante, unendo i momenti più meditativi e raccolti con quelli più diretti e violenti. Probabilmente un brano come “Cumpăt” (che non a caso significa equilibrio) rappresenta la sintesi perfetta di questi due elementi, e necessario contraltare immediato (assieme all’altrettanto valida “Pândarul”) a composizioni ben più lunghe e stratificate (“Calea Roţilor De Foc”, “Zuh”).

Come d’abitudine le performance di Hupogrammos, Sol Faur e compagni sono impeccabili, sia a livello interpretativo che tecnico/strumentale, e corredano “Dar De Duh” di tutti gli elementi necessari a farne una delle uscite più valide e interessanti, nel filone eterodosso e sperimentale del black, nonché perfetta traduzione di un personale e originale mondo magico/filosofico (“Ogni evento naturale è il simbolo di qualche evento spirituale”, R.W. Emerson).

Voto recensore
8
Etichetta: Prophecy Productions

Anno: 2012

Tracklist:
1. Jind De Tronuri 16:19
2. Flăcărarii 06:42
3. E-an-na 08:24
4. Calea Roţilor De Foc 12:04
5. Pândarul 08:21
6. Zuh 13:46
7. Cumpăt 07:28
8. Dojană 04:45

Sito Web: http://www.facebook.com/Dordeduh

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