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Danzig – Recensione: Black Laden Crown

Sono passati sette anni dall’ultimo “Deth Red Sabaoth”, ma in fondo ritrovare Glenn Danzig è come incontrare un vecchio amico dopo tanto tempo. Chi segue le gesta del vocalist americano potrà andare sul sicuro, “Black Laden Crown” non cambia di una virgola quell’appeal heavy/dark dannatamente funereo sul quale si è costruito una carriera che va avanti da più di trent’anni.

Confermati l’ex Type O’Negative Johnny Kelly alla batteria e Tommy Victor (Prong) alla chitarra, il nuovo studio album perpetua orgogliosamente le scelte stilistiche che ben conosciamo, ovvero ritmi dilatati e possenti al limite del doom, buona tecnica esecutiva ma nessun orpello e ogni nota al servizio delle inconfondibili vocals del mastermind.

Si ripetono inoltre le scelte produttive dell’album precedente, ovvero suoni volutamente analogici che si concretizzano in riverberi, distorsioni e tremolii, mentre il sound “grosso” e fangoso esalta le atmosfere cupe che aleggiano su tutto l’album. E’ chiaro già nell’opener che dà il titolo al disco, una canzone misteriosa e sabbathiana dove i ritmi lenti e i cori ne esaltano i sentori doom, sebbene vi sia anche un pungente assolo di chitarra (e non sarà l’unico, naturalmente) e delle accattivanti accelerazioni sul finale.

Certo è la voce di Glenn l’assoluta protagonista, sempre intensa e sul pezzo sia quando una linea melodica sinistra e sibillina guida le sorti del brano (“Eyes Ripping Fire” oppure l’ottima “The Witching Hour”, sia quando il brano si fa più heavy e arioso, ad esempio il singolo “Devil On Hwy 9” oppure nei graffianti tempi medi della conclusiva “Pull The Sun”, entrambe pregiate dal potente assolo di chitarra e da un refrain gustoso.

Citiamo anche il feeling western di “Last Ride”, dal tiro decisamente più rock e orecchiabile e osserviamo una volta di più come la totale mancanza di variazioni sia superata da brani oggettivamente coinvolgenti. Chi conosce i Danzig ne conosce bene anche quell’inconfondibile alone mefistofelico, che non mancherà in questo nuovo album. Se amate e seguite la band, tanto basti.

Resta da parte nostra la curiosità di sapere se mai l’esperienza con i Misfits dopo la reunion dello scorso Settembre (circoscritta soltanto alle date del Riot Fest negli Stati Uniti), possa avere anche un seguito discografico e portare una ventata di aria fresca sia a Glenn Danzig che a Jerry Only. Forse questo album solista potrebbe significare un “no”, ma con simili icone del rock non si può mai sapere.

Voto recensore
7
Etichetta: Evilive Records / Nuclear Blast

Anno: 2017

Tracklist: 01. Black Laden Crown 02. Eyes Ripping Fire 03. Devil On Hwy 9 04. Last Ride 05. The Witching Hour 06. But A Nightmare 07. Skulls & Daisies 09. Blackness Falls 09. Pull The Sun
Sito Web: http://www.danzig-verotik.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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