Daniel Tompkins – Recensione: Ruins

Il cantante dei Tesseract Daniel Tompkins continua la sua avventura da solista con “Ruins”. Quello che ad un primo ascolto sembra essere un album nuovo di zecca, in realtà non è nient’altro che la rivisitazione del produttore Paul Ortiz del precedente “Castles”, uscito solo un anno fa, che a questo punto sembra essere la versione demo e depotenziata di quello che è “Ruins”.

Cambia l’ordine e cambiano i titoli, ma la sostanza rimane la stessa. La traccia di apertura, “Wounded Wings”, precedentemente “Black the Sun”, è diventata una collaborazione con uno dei chitarristi più innovativi degli ultimi anni. Stiamo parlando del giovane australiano Plini, che non a caso aveva aperto il concerto dei Tesseract a Parma due anni fa e che porta la sua particolare atmosfera onirica nella canzone di Daniel Tompkins. Proseguiamo con la title track, l’unica ad essere accompagnata da un video musicale, ovvero “Ruins”, che anteriormente era intitolata “Castles” come l’album. In questo caso il ritornello diventa più energico e il bridge più incalzante, la rivisitazione dà nuova linfa vitale a questo brano che diventa anche uno dei migliori del lotto. Daniel spiega il significa della canzone, che secondo lui è paragonabile ad un “ottovolante” perché parla delle relazioni andate male, degli errori che spesso diventano irreparabili, della dipendenza e delle tragiche conseguenze di queste “rovine”. Il video musicale prodotto da Kyle Kadow e Steven Cleavland di “Found Format Films” vede Paul e Daniel esibirsi insieme per la prima volta. I temi del video sono la corruzione, la costrizione e la vendetta, mentre vediamo come i protagonisti vengono lentamente uccisi dalla loro stessa avidità, che li condurrà alla distruzione. “Tyrant”, che prima si chiamava “Kiss”, si veste di sonorità più pop e radio friendly, che in parte strizzano l’occhio allo stile inconfondibile di un altro gruppo inglese, ovvero i Muse. Sullo stesso stile ritroviamo anche “Saved”, che ora si intitola “Empty Vows”, e la quasi pop “Sweet the Tongue”, in precedenza “Limitless”. Quella che era “Cinders” è diventata “Stains of Betrayal”, che sembra essere quasi un omaggio alla serie di “Concealing Fate” prodotta dai Tesseract. Infine, “Telegraph” diventa “A Dark Kind of Angel” e l’unica vera aggiunta in questo calderone di rivisitazioni è il duetto con Matt Heafy dei Trivium, ovvero “The Gift”, il singolo che ha presentato l’album. Parlo di duetto, anche se in realtà le due voci si fondono in maniera così armoniosa che a volte è quasi difficile accorgersi che sono due persone diverse a cantare. Matt afferma che per lui è stato un onore essere presente in questa canzone perché è un fan di lunga data dei Tesseract, ma anche perché i due sono amici grazie alla passione condivisa per Twitch.

Ruins” nasce dalle ceneri di “Castles” e diventa un album da solista con una forte influenza dei Tesseract, particolarmente udibile ad esempio in “Stains of Betrayal” oppure in “A Dark Kind of Angel”. La scelta di questa rielaborazione è dettata dalla volontà di attribuire a queste canzoni un’atmosfera più aggressiva e oscura. Si tratta di un ritorno alle origini rock e metal di Daniel Tompkins, che per l’occasione ha anche preso in mano la chitarra. L’aspetto testuale e concettuale rappresenta ancora le stesse idee, ma la nuova versione “Ruins” è significativamente diversa da “Castles” proprio per l’aspetto vocale. Daniel stesso preferisce considerarlo un album completamente nuovo. Da qui la volontà di cambiare anche i singoli titoli, che comunque rimandano ai testi originali delle canzoni. Se “Castles” non vi aveva convinti più di tanto, dovreste dare un ascolto a “Ruins” e scoprirete un interessante mix tra il djent sofisticato dei Tesseract e le sonorità più commerciali.

Etichetta: Kscope

Anno: 2020

Tracklist: 01. Wounded Wings – Feat. Plini 02. Ruins 03. Tyrant 04. Stains of Betrayal 05. Empty Vows 06. Sweet the Tongue 07. A Dark Kind of Angel 08. The Gift – Feat. Matthew K Heafy
Sito Web: https://www.danieltompkinsvocalist.com/

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