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Daniel Cavanagh – Recensione: Monochrome

Sono passati pochi mesi dall’ultima fatica in studio degli Anathema, quel “The Optimist” che ha confermato la band di Liverpool come una delle migliori realtà di settore e Daniel Cavanagh si affaccia nuovamente sul mercato discografico con “Monochrome”, una release solista che in effetti molto deve al sound che il gruppo ha scelto negli ultimi anni e affronta, nelle parole di Daniel, un percorso concettuale basato sulle tematiche dell’amore e della perdita.

Al di là di un titolo che rimanda all’unicità del colore, “Monochrome” è un album che riflette un caleidoscopio di emozioni e sentimenti interiori, accompagnati parrebbe, dal timido ottimismo che ha distinto l’ultimo disco della band madre. I fans degli Anathema o chi magari ne ha apprezzato principalmente i lavori recenti, possono prepararsi ad accogliere un nuovo disco delicato e poetico, sette composizioni di grande bellezza che il chitarrista e compositore inglese ha voluto proporre a suo nome.

L’edita “The Exorcist” rimanda subito agli Anathema degli anni 2010. La struttura non è particolarmente complessa ma avvincente, il pezzo è dominato dalle tastiere che seguono un crescendo, accompagnate dalle voce che via via sale per declamare un refrain emozionante e di sicura presa. “This Music” introduce alcune soluzioni folk, la voce di Anneke Van Giersbergen (guest dell’album e non nuova a collaborazioni con Daniel e la band), cristallina e soave scandisce i ritmi dapprima lenti e poi più vivaci del pezzo.

“Soho” vede i nostri duettare in un brano che fa propri momenti jazzati e un drammatico crescendo sinfonico in cui sale sugli scudi il violino di Anna Phoebe, seconda ospite dell’album che i fan ricorderanno per la sua partecipazione al DVD “A Sort Of Homecoming”. “The Silent Flight Of The Raven Winged Hours”, ispirata ai racconti di Poe, è con i suoi nove minuti il brano più lungo del lotto. Sono molte le sperimentazioni che qui Daniel si concede, dalle soluzioni electro-ambient accompagnate dal violino trillante di Anna, a strani effetti vocali che rendeno l’interpretazione mantrica e inquietante, mentre dei synth gobliniani e lo shoegazing delle chitarre esprimono molto bene la natura noir del pezzo.

La breve ballad folk e acustica “Dawn”, immediata e piacevole, introduce “Oceans Of Time”, un brano che addirittura omaggia gli Anathema con citazioni al periodo “Alternative 4” e la voce di Anneke ritorna con una intensità del tutto particolare. Daniel si congeda con “Some Dreams Come True”, un brano diviso in due parti che sembra rappresentare il sogno e la realtà. La prima è guidata dalla dolcezza delle tastiere e del violino, poi un lungo silenzio e una reprise del tutto differente dove le tastiere tessono una melodia portante diversa e i rumori di sottofondo (le onde del mare, i gabbiani e la risata di un bimbo) si uniscono tra loro per un poetico finale.

Un album intenso e delicato che  mette a nudo l’interiorità del musicista inglese. Un must per i fans degli Anathema e per chiunque vorrà partecipare a un viaggio tra emozioni e musica.

Voto recensore
8
Etichetta: Kscope Music

Anno: 2017

Tracklist: 01. The Exorcist 02. This Music 03. Soho 04. The Silent Flight Of The Raven Winged Hours 05. Dawn 06. Oceans Of Time 07. Some Dreams Come True
Sito Web: http://www.anathemamusic.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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