The Modern Age Slavery – Recensione: Damned To Blindness

Tritaossa emiliani di professione, The Modern Age Slavery approdano in casa Napalm Records con un album che rispecchia tutta la maturità dei musicisti che l’hanno concepito. Per chi ancora non li conoscesse siamo parlando della formazione nata nel 2007 dalle ceneri degli altrettanto validi Browbeat. Se è vero che solitamente non si dovrebbe mai giudicare un libro dalla copertina c’è da dire che in questo caso l’impatto visivo dell’artwork riesce a calamitare istantaneamente l’attenzione su di sé interpretando nel migliore dei modi il titolo dell’album, “Damned To Blindness”, e i suoi toni rabbiosi, una cover di questi livelli sa giocare d’anticipo e fa effetto in maniera particolare su chi, come me, adora i lavori dell’olandese Dennis Sibeijin (ecco perché mi è subito tornata in mente la copertina di “Resurrection” dei Chimaira). Ormai sedotta da quanto ho visto e già con l’acquolina in bocca mi accingo impaziente all’ascolto di questi 40 minuti che si rivelano sin da subito pura goduria. Un intro angosciante fa salire la tensione a suon di catene e frustate ed esplode in “Red Lines Of Obsession”, incessante e tiratissima, fa saltare alla mente i Misery Index e Despised Icon, si fa strada come una nave rompighiaccio e rivela immediatamente la bravura della band al completo sotto ogni punto di vista. Segue l’ottima “Damned To Blindness”, i toni diventano sempre più cattivi e in meno di 3 minuti si svolge un’avvincente gara tra parti guidate da blastbeats violenti e parti in cui i controtempi strizzano l’occhio ai Meshuggah, tecnicismi in chiave matematica che torneranno in prima fila in svariati momenti del disco, come ad esempio su “Shell Of Perversion”, o su “Vile Mother Earth”, pezzo su cui i nostri macellai hanno puntato davvero tanto, correlandolo di un video di alti livelli girato in una fabbrica incendiata. Un death-core mai scontato quello che ci dispensano i MAS che si spinge fino ad estremismi appena un gradino più in basso del grind, frenando i motori solo nella cadenzata “Purple” o in “The Sublime Decadence Of An Era”, in cui la voce di Gio si fa più tetra e bassa, la velocità si smorza, tutto in funzione dell’assolo centrale sullo stile degli ultimi Chimaira. Sono lieta che il voiceover che ricorda artista e album in ascolto in questo caso non risulti invasivo, anzi scandisce i minimi momenti di pausa in cui si può riprendere fiato. La conclusiva “The Modern Age Slavery” non lascia dubbio alcuno sull’intensità brutale di cui questi ragazzi sono capaci, quasi a ribadire quanto urlato finora. “Damned To Blindness” dovrebbe davvero strapparvi quella benda dagli occhi. Ora potete anche uscire e andare a comprarlo o quanto meno, se vi capita, andare a vedere i MAS dal vivo.

Voto recensore
7
Etichetta: Napalm Records / Audioglobe

Anno: 2009

Tracklist: 01. Progenies of Ancient Slaves
02. Red Lines of Obsession
03. Damned to Blindness
04. Drop By Drop
05. A Desert to Die For
06. Vile Mother Earth
07. The Sublime Decadence of an Era
08. Shell of Perversion
09. Descent to Oblivion
10. Purple
11. The Modern Age Slavery
12. Wolverine Blues

Sito Web: http://www.myspace.com/themodernageslavery

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