Cut Up – Recensione: Wherever They May Rot

Gli ex Vomitory  Erik Rundqvist e Tobias Gustafsson tornano in pista con il secondo album dei loro Cut Up a due anni di distanza dal disco d’esordio “Forensic Nightmares”. Con il presente “Wherever They May Rot” la band svedese non fa nulla di più e nulla di meno di quanto visto in occasione del suo debut: preparatevi dunque a un lavoro massiccio e potente finché volete, ma ancora una volta estremamente schematico e fedele agli stilemi del genere.

Il brutal death metal del quartetto è infatti di nuovo ben confezionato, ma abbastanza noioso e monotono, sia raffrontando tra loro le tracce del platter, sia considerando quest’opera in rapporto alla scena generale. La ricetta è sempre la stessa: pezzi violenti, sparati e dal breve minutaggio, zero attimi di pausa (ma anche di varietà) e tematiche gore nei testi. Citare singoli episodi è quindi davvero difficile, data l’omogeneità generale delle canzoni: basti dire che la opener “From Ear To Ear” e la title track sono perfettamente rappresentative del disco, mentre la conclusiva “Raped By The Blade” è l’unico brano del lotto ad avere un ritmo cadenzato almeno per un minuto.

Se con il precedente album dei Cut Up avevamo potuto elargire una sufficienza, questa volta dobbiamo scendere un mezzo gradino sotto. La perizia tecnica e l’esperienza dei nostri ormai non bastano più: se il gruppo scandinavo vuole restare a galla nello sclerotico mercato odierno, deve impegnarsi in misura molto maggiore nelle proprie produzioni in studio.

Voto recensore
5,5
Etichetta: Metal Blade Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. From Ear To Ear 02. Necrophagic Madness 03. Behead The Dead 04. Wherever They May Rot 05. Vermin Funeral 06. By Hatred Bound 07. Psychosurgery 08. In The Aftermath 09. Master Dissector 10. Cranium Crusher 11. Raped By The Blade
Sito Web: http://www.cutupofficial.com

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