Cult of the Dead

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Cult of the Dead

Legion Of The Damned

Track Listing

01. Sermon of Sacrilege
02. Pray and Suffer
03. Black Templar
04. House of Possession
05. Black Wings of Yog Sothoth
06. Cult of The Dead
07. Necrosophic Rapture
08. Enslaver of Souls
09. Solar Overlord
10. Lucifer Saviour
11. Final Godsend

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Ormai I Legion Of the Damned ci hanno abiutato ad un uscita all’anno e, anche se allo scadere del 2008, “Cult of The Dead” irrompe violentemente sul mercato discografico dopo l’anomalo “Feel The Blade”, riedizione a nome Legion of The damned di “Elegy for the Weak” uscito originariamente con il monicker Occult. La band infatti, come ormai tutti sapranno, nasce dalle ceneri di quest’ultimi, di cui oggi rimangono Richard Ebisch ed Erik Fleuren, chitarra e batteria. Ma veniamo al disco; dopo le ultime uscite di Darkane e One Man Army, sicuramente non dei capolavori, ci pensano i Legion of the Damned a tenere alto il vessillo del thrash / death, e questa volta ci riescono senza sbagliare un colpo. Dopo il maestoso intro, “Pray and Suffer” arriva come un macigno, maligna e violenta, tirattissima per poi cedere il testimone a “Black Templar” che sembra essere venuta fuori dalle registrazioni di “Reign in Blood”, puro Slayer sound. Si nota subito la portentosa base ritmica dominata dal basso di Harold Gielen, che grazie ad una produzione ottima, mette in mostra una prestazione da brividi. Ma c’è anche molto death, di scuola floridiana, stiamo parlando di “Black Wings of Yot Sathoth” e la successiva titletrack, due cannonate da headbanging furioso. I successivi brani scorrono via senza cali di tensione ed aggressività, sempre in bilico tra thrash old school e death metal efferato e maligno. Maurice Swinkels poi non fa prigionieri, con una voce gracchiante e oscura, ne growl ne screaming, ma incisiva e tagliente come poche, sulla strada spianata molto tempo addietro da un certo Cronos. Questo album riesce veramente a stupire perché a differenza della stragrande maggioranza delle uscite odierne, riesce a calibrare alla perfezione la matrice old school quella dei grandi nomi degli anni’80 ma senza degenerare in una pallida imitazione dei tempi passati, anzi, plasmandola attraverso una produzione moderna ed incisiva ed un sound esplosivo. Il disco si chiude con un drammatico pianoforte di sottofondo, fine del massacro o semplice intermezzo per far ripartire “Cult of The Dead” dall’inizio? Io dico la seconda! Se non sapete cosa regalarvi per Natale, non esitate, prenotate la vostra copia senza pensarci due volte.

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