Cult Of Erinyes – Recensione: Tiberivs

I belgi Cult Of Erinyes avevano già colpito positivamente la nostra attenzione con il precedente album “Blessed Extinction” (2013), dimostrandosi un ensemble di black metal evoluto, o meglio “ritualistico”, così come preferiscono definirsi, in parte legato alla tradizione ma audace quanto basta a creare costrutti sonori complementari differenti, uniti a un panorama lirico colto e dedito a riflessioni di carattere storico/filosofico.

Il nuovo disco “Tiberivs” (il terzo dal 2009 ad oggi) mette in chiaro come Corvus (tutti gli strumenti) e Mastema (voce) abbiano una precisa concezione del genere che si manifesta attraverso brani dalle strutture cangianti ma non inutilmente complesse che alternano l’old-school black a rallentamenti e a parti mid-tempo. Il concetto di “epico” creato dai nostri si mantiene su di un carattere molto cupo e funereo piuttosto che eccedere nell’enfasi.

Una band dotata di forte personalità e per la quale non è semplice citare dei paragoni, tuttavia si potrebbero azzardare alcune continuità con band come Inquisition, Funeral Mist o Deathspell Omega, in particolare nell’utilizzo di forme-canzone mutevoli e ricercate. L’album, dedicato alla figura dell’Imperatore Tiberio (oggetto di numerose controversie storiche), mostra il suo valore fin dall’inizio. Dopo la intro ambient/noise “Achaea, 41 B.C.”, il brano “Nero (Divine Providence)” colpisce subito il segno nel suo far succedere in modo ragionato la furia del black a momenti cadenzati e parti atmosferiche con voce quasi narrata e arpeggi di chitarra, i quali sfumano poi in tappeti di tastiera dal flavour psichedelico.

Valore aggiunto è senza dubbio lo screaming di Mastema, intenso e sempre ben comprensibile, al quale si aggiunge un bagaglio tecnico affinato nelle esecuzioni strumentali (citiamo la presenza come sessions del bassista Algol e del chitarrista Baron). L’ascolto procede senza la minima empasse e trova altri highlights in “Bred For War”, “Germanicus” (questa dal tiro più arcigno e orientato al black tout-court, ma davvero avvincente), oltre che nelle lunga suite finale “For Centuries To Come”, dove è ricco il retaggio di musica psichedelica e la conclusione è affidata a una drammatica melodia tessuta dalla chitarra.

Un platter dal sapore antico ma dove nulla è scontato o prevedibile. “Tiberivs” premia i Cult Of Erinyes tra le più interessanti realtà di settore.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Code666 Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Achaea, 41 B.C. 02. Nero (Divine Providence) 03. Casus Belli 04. Bred For War 05. Loner 06. Germanicus 07. First of Men 08. Damnatio Memoriae 09. For Centuries To Come
Sito Web: http://www.cultoferinyes.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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