Crystal Eyes – Recensione: Starbourne Traveler

Talmente schietti da indurre allo sbadiglio.

Dopo l’iniziale botto degli Hammerfall nella fine degli anni 90, era inevitabile che altre band dalla Svezia avessero intenzione di fare lo stesso con lo stesso tipo di classic/power metal dalle melodie orecchiabili, una struttura assimilabile all’hard rock anni 80 e dai ritmi serrati, ma poco frenetici: ecco quindi i Crystal Eyes. Nonostante fossero fondati nel 1992, pubblicarono solo demo fino al debutto del 1999, “World of Black and Silver”, e da allora pubblicarono album in studio a cadenza regolare, visibilmente dilatata a partire da “Chained”, del 2008. Da sempre protettori della tradizione del metal classico in stile Iron Maiden con accordatura in Mi standard, non hanno pubblicato grandi lavori, ma in un certo senso, sono una garanzia di qualità di un certo tipo quando si tratta di pubblicare materiale epico e melodico allo stesso tempo. L’unica differenza è  che hanno smesso da “Dead City Dreaming” di sforare i 45 minuti di durata, cosa che è allo stesso tempo un sollievo (specie considerati i loro polpettoni iniziali) e un segnale che hanno smesso di osare e di atteggiarsi come il gruppo definitivo del loro paese.

Starbourne Traveler” include due canzoni ri-registrate dai loro primi demo. Tutte le altre sono un lavoro standard: abbiamo cavalcate con cori (“Side by Side”, “Into the Fire”), mid-tempo rocciosi (la title track) e altre canzoni più pop (“Corridors of Time”, “Paradise Powerlord”, “Midnight Radio“), con una ballata che spezza il ritmo (“In the Empire of Saints“). La prova vocale Mikael Dahl è migliorata col tempo, ma la sua ugola si è anche abbassata, mentre la produzione fa il suo lavoro nel rendere il sound del gruppo il più pulito possibile. Nessun’altra cosa da segnalare, oltre a una monotonia di fondo.

Crystal Eyes di oggi sono un gruppo prevedibile e anche lento a muoversi, ma d’altronde, dopo 27 anni di carriera, rallentare il ritmo è qualcosa di normalissimo. “Starbourne Traveler” è un disco esclusivamente per fan dell’AOR/power dal tocco pop ma con abbastanza distorsione da soddisfare i palati rock, e non sarà di certo ricordato come uno degli album memorabili di quest’anno. Se non altro, potevano fare di peggio.

Etichetta: Massacre Records

Anno: 2019

Tracklist: 01. Gods of Disorder 02. Side by Side 03. Extreme Paranoia (re-recorded) 04. Starbourne Traveelr 05. Corridors of Time 06. Paradise Powerlord 07. Into the Fire 08. In the Empire of Saints 09. Midnight Radio 10. Rage on the Sea (re-recorded)

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