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Cryptopsy – Recensione: Cryptopsy

Siamo di fronte ad una delle uscite più attese dell’autunno per quanto riguarda il metal estremo. I deathster canadesi Cryptopsy si ripresentano ai fan con un cd omonimo intitolato Cryptopsy quasi a voler affermare questi siamo noi. Una delle formazioni più importanti del panorama estremo, una guida insieme ad una manciata di altre band, che però negli anni si è persa per strada. Sfido un solo fan dei Cryptopsy che per gli ultimi due lavori Once Was Not e The Unspoken King non abbia avuto un sussulto seguito al pensiero di Fantozzi di fronte alla visione del La Corazzata Kotiomkin. Si perchè se la presenza o meno dello storico singer Lord Worm (rientrato solo in Once Was Not) può avere influito su alcune scelte musicali, ripensando ai dischi Whisper Supremacy o …And Then You’ll Beg con Mike Di Salvo alla voce si può affermare che furono uscite in ogni caso di un certo livello; il vero spartiacque fu la partenza del chitarrista Jon Levasseur redivivo in questa nuova fatica dei nostri. Un chitarrista dagli assoli inconfindibili e talvolta schizzati, un vero marchio di fabbrica insieme al drumming folle di Flo Mounier. In questo disco, oltre a registrare la defezione di Eric Langlois al basso, troviamo otto canzoni che combinano il sound moderno degli ultimi lavori con la schizofrenia dei lavori passati, un migliore uso della voce che in generale risulta un po’ meno hardcoreggiante. “Two-Pund Torch” canzone dal ritmo incessante apre la serie facendoci assaporare quello che troveremo nelle song successive; “Shag Harbour’s Visitors”, episodio dal quale possiamo esimerci, fa da ponte per farci arrivare a “Red-Skinned Scapegoat” traccia dai riff marziali e corollata da un lodevole solo. Si prosegue con “Damned Draft Dodgers”, song che forse concilia più di tutte sonorità metalcore con l’attitudine death, per poi passare a “Amputated Enigma” brutale mazzata nelle orecchie la quale in generale non viaggia su tempi ultra veloci se non per alcuni momenti. “The Golden Square Mile”, sesta song del set, vede anch’essa l’alternanza di veloce/lento con alcuni riff che si ripetono aiutandoci ad entrare nel turbinio cryptopsiano pronti per “Omnious” e la distruttiva “Cleasing The Host”, la quale forse, posta come una ciliegina sulla torta conclude con una mattanza questo Cryptopsy. Abbiamo la conferma che senza Levasseur i Cryptopsy persero molto del proprio potenziale, ed il suo rientro è un po’ come una “benedizione” per loro e per i fan; Flo Mounier si conferma la belva delle pelli che è sempre stato, nonchè emerge chiaro che per loro non è di certo salutare usare una voce che abbia più core che growl nelle corde. I Cryptopsy devono fare i Cryptopsy e se non possiamo sperare in un percorso a ritroso del sound e la ricomparsa (per ora) di Lord Worm alias l’uomo dal vomitevole ululato al microfono, ci dobbiamo accontentare di questo omonimo disco che, seppur modernamente, porta con sé un po’ di quel che era questa grande band.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Self Released

Anno: 2012

Tracklist:

01. Two-Pound Torch
02. Shag Harbour's Visitors
03. Red-Skinned Scapegoat
04. Damned Draft Dodgers
05. Amputated Enigma
06. The Golden Square Mile
07. Ominous
08. Cleansing The Hosts


Sito Web: www.facebook.com/CryptopsyMetal

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